Ecco il post fresco fresco di realizzazione, relativo alle ferie “agostine”.
Descrivere un viaggio, una città a parole è sempre difficile e totalmente soggettivo perché ogni cosa vista da ognuna di noi è legata sempre al momento in cui la visiti, alle persone con cui condividi questo o quel momento.
Un abbraccio infinito ed un mare di baci naturalmente vanno a Barbara che ha sempre la pazienza e la “gamba” per macinarsi un’infinità di km a piedi al mio fianco, saltando e correndo da una metro ad un vicolino, ad una piazza, la mattina come il pomeriggio o la sera.....
Dicevo che il clima, le persone incontrate, gli odori, i sapori, le cose viste in un preciso momento posso creare sensazioni uniche tali da rendere anche una meta non necessariamente “originale”, bella o meno.
Il piano di battaglia prevedeva Madrid e Barcellona che non vedevo da una ventina d’anni (ero un bambino quando andai per la prima volta...) e nel modo totalmente soggettivo di cui sopra, posso affermare che la sensazione lasciataci da Madrid è stata quella di una città certamente “regale” ma piuttosto “fredda”.
La capitale Spagnola già dalle prime battute si è fatta apprezzare per il servizio metropolitano (metro impeccabile, pulita, precisa, comoda, sicura), per i suoi punti di strategico interesse (su tutti lo sfarzoso e sbalorditivo Palazzo Reale che merita il solo viaggio nella città), ma tolti quelli, le singole e minori viuzze, i quartierini meno plateali ci lasciavano quotidianamente quella sensazione di “uff...boff...mha...ufffff...sarà...” e tutto sommato del “calore” (climatico ed emotivo) che ti aspettavi di trovare, alcuna traccia.
Per non parlare della “Movida” anni 80’: dov’è finita? Al solito avremo sbagliato zona, giorno, periodo, mese, anno, vita, sarà stato l’essere stati lì ad agosto ma alla mezza i ristorantini ci mandavano via a calci nel sedere ed io e Barbara eravamo le rare facce in giro per la città dopo la mezzanotte...
Chiedere la Paella a Madrid è come chiedere i tortellini Bolognesi a Roma: ti spediscono a Valencia e ti offrono in cambio piatti di dubbio gusto (soprattutto per un italiano che almeno sulla cucina ha più da raccontare che da ascoltare.....)
Barcellona invece è energia pura già al primo istante. E’ certamente nell’insieme più “zingara”, la metropolitana più sporca, scomoda ed afosa, ti da meno sensazione di “sicurezza” quando ne giri alcune zone in certi momenti, ma ha un’infinità di cose e punti d’interesse da vedere che sono inelencabili ed imparagonabili.
Ha un miscuglio di stili che vanno dalla città gotica di grande fascino, alla “nuova” area del porto e della spiaggia (zona che a me è piaciuta tantissimo e pareva la versione “bella” della California).
E poi c’è Gaudì. Lui meriterebbe un capitolo a parte. Lui è uno di quelli per i quali dici “vabbè allora non vale....cacchio ti nasce e lavora uno così nella tua città.....non vale...questo farebbe diventare bella pure Imola”.....sfida che sarebbe davvero intrigante.... ;) ...
Con lui non sai se è architettura a divenire arte o l’arte che diviene architettura...in un binomio inscindibile...
Il suo ineguagliabile genio e la sua straziante storia sono disarmanti. Un uomo che ha donato tutto se stesso, tutto il suo capitale economico ed umano per l’arte e la fede. Creava e mendicava in prima persona per poter terminare le opere della sua città.
Uno che ha impiegato il suo talento per qualcosa che non fosse un interesse personale ma fosse rivolto a qualcosa di “oltre”, di molto più “alto”: il popolo e Dio da lui “ugualmente” considerato o messo nello stesso piano, tanto da utilizzare modelli umani e reali per le sue opere più “divine”.
Il 7 giugno del 1926 fu investito da un tram. Il suo miserevole aspetto ingannò i soccorritori, i quali lo credettero un povero vagabondo ma quando si accorsero chi fosse, lui volle rimanere e morire tra il popolo in un’ospedale per il popolo perché da lì proveniva e lì sarebbe dovuto perire....
Ora la sua arte ed il suo “Modernismo” restano eterni ed ineguagliabili.
Tra l’altro Barcellona non la puoi immaginare se non consideri il rapporto di amore, orgoglio, passione che riversa nel suo team più rappresentativo: il Barcellona F.C.
E quale modo migliore per vedere il Camp Nou se non quello di vedervi giocare il BFC?
Prima di partire guardai se la liga fosse già cominciata ad agosto ma non era così. Tuttavia una sera, girando per la città, continuando ad incrociare gente con la maglia del Barcellona mi sono detto “eppure qui..gatta ci cova”.
Barbara ha fermato uno di questi soggetti e chiedendo loro se vi fosse stata una partita, la risposta è stata che non c’era “una partita”, magari amichevole e magari di poco conto, bensì LA FINALE DI SUPERCOPPA DI SPAGNA (analoga della nostra supercoppa italiana ma molto più sentita) in cui il Barcellona giocava il ritorno in casa dovendo rimontare un 3 a 1 dell’andata.
Il risultato? 4 a 0 per i blougrana con tripletta di Messi in un Camp Nou gremito!!!!!
Credete mi sia forse mangiato....le mani? No tranquilli, figuratevi! Chissà quante volte nella vita mi capiterà di:
essere a Barcellona casualmente in un periodo in cui casualmente si gioca una partita ufficiale, nel caso, una finale di coppa
vedere una squadra stellare composta da giocatori fantastici prevalentemente freschi campioni del mondo con la loro nazionale (Villa, Iniesta, ecc. ecc.)
vedere giocatori del calibro di Ibraimovic (ancora era in Spagna) o Henry
vedere una partita in uno dei tempi del calcio senza l’odiosa rete o la pista allontana persone...
ammirare da vicino l’unico giocatore per il quale valga la pena andare allo stadio: Leo Messi (solo una tripletta per lui quella sera...)
Tranquilli, non mi è dispiaciuto. La sera anzi ho festeggiato cucinando e mangiando i miei “Marones grilliados” al sangue di bue, imprecando al cielo frasi contro me stesso... ;) ...
Lascio alle foto il compito di “raccontarsi”... ;) ...
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