Il cerchio si chiude : Tricolore da urlo...


E' un'emozione senza fine.
Lo si dice di ogni ultima vittoria ma questo è davvero lo scudetto più bello.

Uno scudetto inaspettato. Totalmente inaspettato.

A pochi giorni dalla matematica di qualcosa di incredibile scrivo : 

Penso che soltanto chi è tifoso vero, o meglio abbia una vera e propria passione per il calcio ed in particolare la JUVENTUS, con la sua incredibile storia, unica, fatta anche di “burroni e tranelli” che ci hanno creato e nei quali ci hanno buttato, possa “capire”, “vivere” certe cose.
Emozioni che in quell'istante bloccano tutto il resto....sembra folle...eccessivo ma è così.....e leggo negli occhi degli altri juventini lo stesso amore....TOTALE...


        


Una squadra unica come unici sono i suoi tifosi che erano presenti a festeggiare gli infiniti scudetti, e presenti nelle svariate finali di Champions (in cui siamo stati presenti dagli anni 80 al 2000), allo stesso modo in cui erano presenti alla prima di “B”, a Rimini, con ancora più amore ed unità, consci che il tribunale che ci ha defraudato del nostro sacrosanto ruolo e tolto campioni unici, era soltanto una farsa che gridava vendetta...

Io mi trovo sempre a “patire”, sudare, palpitare, commuovermi, provare un tornando di emozioni grazie a questi ragazzi, grazie a questa maglia che ribadisco, è unica come la sua storia perchè fatta di immense gioie e cocenti delusioni.....
Perchè tra i vari primati, nessuno in Italia può vantarsi di andare in trasferta, a Cesena, e trovarsi come giocasse in casa..cioè con l’80% del tifo juventino....a Cesena si sentiva solo forza Juve...ed al gol..UN BOATO!!!!
E' così più o meno in lungo ed in largo per la penisola (Galliani è già lì che piange per Cagliari-Juventus che si gioca a Treviso o Trieste non ricordo, che considera altro feudo juventino....)....
Credo davvero agli altri bruci sta cosa qua. Ai vari Moratti-Tronchettuccio, ai Delaurentis, Glliani, alla metà Italia che non è Juventina tira il culo che siamo unici...come la nostra storia.....come quella famiglia cui tutta Italia sarà sempre legata...”A”..come Angelli....
ri tira il culo che noi si torni là in cima senza trucchi, senza complotti, senza buttare gli altri in “B” con un processo farlocco, ma ancora una volta in cima (per ora....) ci siamo arrivati da soli, con le NOSTRE forze...
..uniti contro tutto e tutti.......

Noi gli scudedtti non solo li vinciamo CON LE NOSTRE FORZE, ma li rivinciamo pure due voglte.

Anzi sai che dico?
Dico : toglieteceli tutti : siamo pronti a riprenderceli uno ad uno.

Allegri che parla solo del gol di Muntari (Conte ci ride sopra sbadigliando....) come se avesse un peso diverso dal RIGORE NON DATO al Genoa anche ieri...altro episodio che poteva cambiare (a nostro favore) il campionato....
.....come fa quello là a vedere “errori di un peso, ed errori di un altro peso”???
Come sempre e come è da sempre : gli errori pesano tutti allo stesso modo nell'arco di una stagione così come i rigori regalati al Milan quest’anno e quelli NON dati (ma netti) a noi.....gli errori pesano tutti....ed una squadra che sìa Milan o Juve deve essere più forte pure degli errori stessi di cui è fatto il calcio, di cui è fatto l’uomo.....

..però sta solfa di Muntari è quasi peggio del RIGORE DI RONALDO di Iuliano in Juve-Inter ‘98 (..il primo vero passo verso i rancori di Morattopoli...)...ECHEPPALLLEEEE!!!!!

Tornando “al campo”: sì, sentendo Borriello, ieri ci siamo commossi pure io e Barbara...è stato molto carino, molto umano nelle dichiarazioni così come nell’abbraccio ad Antonio dicendo “che resti o meno (e spero di restare..), devo tutto a Conte ed a questa società.....”...ed ogni tanto trovare qualcuno che invece di “pretendere solo” dichiari di aver “ricevuto” e “ringrazi” è una bella, bellissima cosa....

Tuttavia non cambia nulla di quanto già non sappiamo da giugno scorso: una squadra che ha in Vucinic l’uomo più tecnico e fantasioso ed in Matri il suo bomber principe (10 gol, 2 in più di Marchisio che di mestiere fa il centrocampista...) ti fa capire chiaramente dove sìa la nostra area da migliorare urgentemente ed in modo sostanziale e qualitativo...

Sto ancora lì in tensione...non ci credo ma ci spero....come da giugno a questa parte....è un sogno...ma è ancora lungo 3 punti......quindi tengo ancora il culo stretto....
..e dico FORZA SIENA!!! :)
Un abbraccisssssimoooooooo...
A.




6 maggio 2012 : CAMPIONI D'ITALIA!!!!!!!!!!!!!













La Juve di Conte come quella di Lippi

Gli occhi dei tifosi juventini brillano di gioia.
Ma gli occhi dei tifosi bianconeri brillano anche per l'entusiasmo che soltanto una squadra capace di esprimere bel calcio è capace di sprigionare.
Una sensazione più che tangibile durante tutta la cavalcata della squadra di Antonio Conte. Sensazioni che gli amanti della Vecchia Signora avevano provato soprattutto durante la gestione di Marcello Lippi, il maestro dell'attuale tecnico bianconero.
Al punto che agli stessi occhi sarà risultato evidente più di qualche punto di contatto tra la prima Juventus scudettata di Conte e la prima di Lippi, quella del campionato 1994/95.
IL DOLORE E POI LA GIOIA - Lippi arrivò a Torino come tassello conclusivo della rivoluzione nata con il pensionamento di Giampiero Boniperti. La palla passò alla "triade": Luciano Moggi, Roberto Bettega e Antonio Giraudo. Che nella primavera del 1994 partorì il ribaltone e portò alla Juventus l'allora tecnico del Napoli, Lippi appunto.
Questa volta il cambiamento è partito più lontano, nell'estate 2010 e con l'arrivo a Torino di Beppe Marotta e Paratici, strettamente controllati da Andrea Agnelli, l'uomo che più di tutti ricorda il padre Umberto.

In entrambi i casi, la rivoluzione bianconera nasce da anni di vacche magre.
La Juventus tricolore del 1994/95 vince il primo scudetto dopo quello del 1986 (9 anni di astinenza compensati da due Coppa Uefa e da una Coppa Italia, robetta per gente abituata agli anni del primo Trap).
Quella del 2011/12 tornerà sul gradino più alto d'Italia per la prima volta dopo l'ultimo scudetto di Lippi, quello del 2002/03 (9 anni d'astinenza, certo, con i due titoli revocati in mezzo).
E, ora, c'è la possibilità di fare doppietta con la finale di Coppa Italia. Esattamente come accadde alla prima Juventus di Lippi, che si giocò tutto con il Parma in quella mitica stagione, vincendo la coppa nazionale e perdendo soltanto la finale di Coppa Uefa contro i gialloblù. Somiglianze non da poco.
LIPPI INSEGNA, CONTE IMPARA - L'attuale tecnico bianconero, in quella Juventus del 1994/95 giocava e anche bene. In poco tempo diventò lo scudiero di Lippi, l'uomo che meglio di tutti ne rappresentava il pensiero in campo. Traducendo in pressing e movimento instancabile il diktat proveniente dalla panchina.

Ora che è divenuto allenatore egli stesso, si può dire che lo stesso accada tra lui e Claudio Marchisio o Arturo Vidal, i due che tatticamente più ricordano il Conte allenatore. Ma al di là di questo, non si può dimenticare quanto siano simili le parabole da mister della coppia d'oro juventina. Lippi vinse il primo titolo proprio in quella stagione, a 47 anni, e dopo una carriera spesa con un crescendo in provincia (dall'esonero di Siena al sesto posto di Napoli, passando per due brillanti campionati con Cesena e Atalanta). Conte vince per la prima volta qualcosa esattamente come il maestro, al primo tentativo da bianconero e a 43 anni, dopo essere passato per Arezzo, Bari, Atalanta e Siena (due promozioni, altrettanti esoneri e una retrocessione). Le assonanze non mancano. E divengono evidenti appena si parla di carisma, ineguagliabile nell'ambiente juventino per l'uno e per l'altro.
QUEL 4-3-3 CAMALENTICO - A impressionare più di tutto, però, è il paragone tattico tra la Juventus 1994/95 e quella attuale. Entrambe le squadre costruirono il loro successo su un 4-3-3 di base molto offensivo, nel quale gli attaccanti si spendevano incredibilmente in entrambe le fasi di gioco. Senza dimenticarsi della capacità dimostrata da entrambi gli allenatori di incidere sulla partita con un cambio di giocatori o modulo. Sia la Juve di Lippi che quella di Conte aggredivano e correvano tantissimo. Ma, soprattutto, davano l'impressione di giocare un calcio molto più moderno rispetto alle concorrenti. Un fatto che portò quella squadra a quattro finali europee consecutive (una di Uefa e tre di Champions League), una caratteristica che potrebbe costituire la fortuna della prossima campagna continentale. Chissà, forse tra un anno staremo qui a parlare di un altro paragone importante. Con quello della Juventus campione d'Europa nel 1996.
DEL PIERO COME BAGGIO - Le somiglianze continuano anche se si parla dei singoli. Allora come oggi c'era un grande regista a tenere le redini del gioco (Paulo Sousa e Andrea Pirlo), un esterno destro di puro sacrificio (Angelo Di Livio e Simone Pepe) e, soprattutto, un numero dieci fantastico pronto a entrare in campo e lasciare il segno. Quello che oggi è Alessandro Del Piero (l'unico superstite del primo trionfo di Lippi insieme a Conte) e che nel 1994/95 si abituò ad essere suo malgrado Roberto Baggio (che però aveva 28 anni e non andava per i 38 come l'attuale capitano bianconero). Entrambi erano idoli del pubblico, entrambi se ne sarebbero andati a fine stagione. Ma, entrambi, avrebbero pesato non poco nelle sorti del campionato con la loro classe. Una differenza, in questo caso, c'è tutta. A questa Juventus manca un Del Piero del 1995, un giovane talento capace di prendere l'eredità del grande destinato all'addio. E, permetteteci, non è una cosa da poco.
RICORDATE LA MAGLIA? - Le somiglianze possono essere anche non sostanziali. E, in questo ambito, non si può dimenticare una divisa di gioco che fece la storia, così come una maglietta che quest'anno ha spopolato tra tifosi e giocatori. In entrambi i casi era la seconda. In entrambi i casi aveva una stella disegnata sopra (quella del 1995, come quella dell'anno successivo, ne portava due sulle spalle). Allora si trattava della seconda maglia blu con stelle gialle. Questa volta è il caso della divisa di riserva rosa con stella nera al centro. Magliette molto particolari, che però sono riuscite a entrare nel cuore di tutti e suggellare le imprese più belle di due Juventus entrate a passi da giganti nella storia. Allora, come oggi. E chissà domani.


E' lo scudetto della grande organizzazione societaria voluta ed improntata fortemente da un giovane luminare di nome Andrea Agnelli, un Presidente che ha tolto i rami secchi in due anni, rivoluzionato lo staff e messo le persone giuste al posto giusto dando precise indicazioni ed imprinting da rispettare.
Ha scelto lui l'allenatore perchè doveva esserci una figura forte che facesse tornare nella mente dei giocatori ed anche dei nuovi dirigenti, cosa significasse Juventus.
Un Presidente che ha organizzato la Juventus come un'azienda in cui lui detta la via, le strategie, difende e tutela la società dagli attacchi esterni, sia mediatici che "di Palazzo" creando invece un ambiente coeso e compatto all'interno.
Dove c'è chi ha precise responsabilità nelle quali lui non entra in merito.
Nuovi piani, nuove idee. Propone per rinnovare un calcio obsoleto come quello italiano, tavolo della pace con tutti i presidenti di serie A ma al solito questi imbecilli pensano più a difendere il loro misero orticello che a migliorare assieme un sistema che attualmente in Europa è retrogrado.
Andrea Agnelli è avanti anni luce. Sarebbe un grande presidente di Lega.
Ma per ora ce lo teniamo stretto alla Juve

Beppe Marotta è l'Amministratore Delegato. Non un fantoccio. Non un pistola. Ha il difficile compito di assecondare l'allenatore sulle richieste di mercato, scoprire giocatori meritevoli, fare quadrare i conti e mettere in pratica con strategie di efficienza economica le volontà del Presidente.
Per me ha fatto un lavoro eccellente perchè nonostante molti tifosi non gli perdonino di aver preso Krasic, Martinez, Elia, non gli riconoscono altrettanto giustamente di aver preso Barzagli, Bonucci, Pirlo, Vidal, Matri, Giaccherini a prezzi comunque accessibili se non, in taluni casi, gratuiti.
Per me un voto altissimo va a lui ed al suo braccio destro Paratici. S etrovano poi delle punte forti, i nuovi e giovani Cavani, allora la stima sarà ancora più alta.

Antonio Conte.
Di questa Juve non è solo l'allenatore. Di questa Juve è il Leader Maximo.
Un monumento bisognerebbe fargli.
L'ha presa da due settimi posti consecutivi e l'ha portata a vincere senza un solo fuoriclasse da 30 gol e SENZA SCONFITTE per tutto il campionato. Una roba pazzesca.
Finale Coppa Italia? Maledettamente persa col Napoli, ma grande competizione anche lì..

Il campionato l'ha vinto lui.
Coi suoi metodi di allenamento fisico, tecnico, tattico.
Ha riportato l'odio per la sconfitta e la rabbia agonistica. Ha ribaltato la testa di tutti fancedoli sentire importanti e tutelati.

La vera ed assoluta Star era lui, non c'erano primedonne.

Lui dal primo giorno di ritiro ha detto "voi dovete fare solo una cosa : QUELLO CHE VI DICO IO. SEGUITEMI".

Barzagli dice "Conte non è solo un allenatore. Lui ti insegna a giocare a calcio. A calciare la palla, a muoverti secondo il giocatore che dovrai affrontare, marcare. Ti spiega come si muove il tuo nemico per anticiparlo. Non è solo un lavoro tattico ma individuale. Unico".

Buffon dice : "Conte non ha sbagliato un solo discorso pre partita. Sapeva sempre dire la cosa giusta ogni volta. E tu scendevi in campo con la voglia di sbranare l'avversario, sapendo già come fare".

Pirlo dice : "Lo scudetto lo ha vinto Conte : è uno scudetto tutto suo. Un tarantolato con la Juventinità addosso. Ti contagia. Pensavo fosse bravo, ma non così tanto. Mi fa quasi venire voglia di allenare un giorno lontano...."

Conte ha tirato fuori il meglio di ogni individualità.
Vucinic non si è mai visto correre tanto, Bonucci dallo scarpazzone di Del Neri è l'impeccabile regista difensivo, Pirlo è tornato Raffaelliano e ce lo invidia l'europa intera, Chiellini è nuovamente sui suoi standard, Barzagli un muro che non sbaglia una partita da due anni, probabilmente il più forte difensore del mondo, Vidal un guerriero dai piedi ottimi, Marchisio finalmente ha svalicato da eterna promessa a solida realtà, Pepe da gregario a giocatore decisivo, Buffon e del Piero i pilastri....

Insomma li ha ribaltati tutti.

Pur tenendo fede al suo credo fatto di possesso palla, mai buttarla, pressing, gioco alto nella metà campo avversaria, tatticamente è stato straordinario nell'adattare il gioco ai giocatori che aveva a disposizione e qui torno a dire che il lavoro di Marotta è stato ben più notevole di quanto qualcuno dica.
Dal 4-2-4, si è passati presto al 4-3-3 poi al 5-3-2 con cui abbiamo trionfato.
Intelligenza tattica e flessibilità da grande Maestro Europeo.
Dal punto di vista fisico poi dopo anni di sfaceli, non se ne è fatto male uno.

Di questa Juve ti innamori di tutti. Per l'impegno il cuore il gioco.

Ma Antonio è stato davvero sopra ogni cosa :





In assoluto è lo scudetto di Antonio Conte, quello che chiude il cerchio : con lui la Juve ha vinto tutto, con lui dopo il ciclone Farsopoli che pareva aver spazzato via tutto, la Juve torna a vincere.

Ma voglio ribadire  non è stato uno scudetto facile, banale : era impossibile. E lui ce l'ha portato!

Due settimi posti significa non avere una base solida su cui ripartire, un distacco tecnico ed economico apparentemente incolmabile.
Come per lui, così per Marotta che in due anno ha rivoluzionato il parco uomini.







In più il contesto attuale non è paragonabile ai precedenti, nemmeno alla prima Juve di Lippi perchè allora c'era una base su cui costruire ed il contesto del calcio italiano in Europa era totalmente diverso : i migliori venivano in Italia, c'era i soldi per farlo. Ora emirati Arabi, e sistemi fiscali totalmente diversi altrove, come in Spagna, la splendida economia tedesca, ci pongono in un livello di serie "B" internazionale in cui gli altri possono spendere milioni per un giocatore noi italiano no e fatichiamo a trattenere qui i campioni che hanno mercato.
Quindi anche per Marotta il contesto in cui operare è molto duro e molti ingenerosamente non lo considerano.

Ed invece la sinergia totale tra società, allenatore, tifosi, stadio e giocatori è stato sublime e il risultato è questo.....




























Quella sera non la scorderò mai : tutti qui al "Mantovani Stadium" molti tra i miei juventini preferiti alla penultima di campionato. Juventus a Trieste sblocca a fatica il risultato. Il Milan di Ibra a Milano è dietro di un solo punto e col Darby di Milano si gioca il sorpasso o la sua fine. E' una girandola d'emozione, il Milan va sopra il Milan pareggia, il Milan perde : SIAMO CAMPIONI D'ITALIA!!!!




Le parole della Bandiera della Juventus Alessandro Del Piero sono da libro cuore -da articolo giornale- :

«Per chi c'era. Noi ci siamo e c'eravamo»
"Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata.
Io c'ero, voi c'eravate. Noi c'eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati".

Alex Del Piero celebra cosi' il trionfo della Juventus in campionato. Dopo gli anni tribolati di Calciopoli e della serie B il capitano bianconero si gode lo scudetto e dalle pagine del suo sito ufficiale alessandrodelpiero.com ripercorre tutte le tappe partendo dalla 'vecchia Juve', spazzata via nell'estate del 2006.

"Quando vincevamo, sempre. Sul campo, piu' di tutti. Quando siamo caduti. Quando non sapevamo che fine avremmo fatto. Quando l'abbiamo saputo, e l'abbiamo accettato. Lottando per rialzarci. Quando siamo entrati in campo a Rimini. Quando gli altri festeggiavano.Quando noi stavamo a guardare. Quando speravano che non saremmo mai tornati. Quando abbiamo cominciato a risalire. Quando non riuscivamo a ritrovare la strada. Quando l'abbiamo ritrovata: vincendo", scrive il n.10 della Juve.

 "Questa -dice Del Piero- e' la nostra festa, conquistata fino all'ultima goccia di sudore. E' la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto. E' la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora piu' forte la vostra voce. E' la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che e' valso lo scudetto. E' la festa, perche' no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato". "E' la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps. E doveva finire cosi' -conclude Del Piero-, non ho mai smesso di crederci. Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata.
Io c'ero, voi c'eravate. Noi c'eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati".
Firmato Alessandro.

DEL PIERO A SKY - «E' stata una cavalcata incredibile, questo scudetto ha un sapore diverso rispetto a tutti gli altri». Il day after di Alessandro Del Piero è ancora più dolce. Il trionfo sul campo, l'ennesimo successo in bianconero per un campione che si prepara a dire addio alla maglia che per lui è come una seconda pelle. «Il successo di quest'anno arriva al termine di anni incredibili, vissuti intensamente, a partire da quella stagione in serie B. I tifosi mi hanno dimostrato tutto il loro affetto e la cosa è reciproca. Il nostro legame si è formato negli anni ed è passato attraverso tante vicissitudini. La gioia per questo trionfo va condivisa con tutti i miei compagni, protagonisti di una stagione indimenticabile». «Il mio addio? Ora non ci penso, ci sono ancora due partite da giocare». La prima sarà domenica sera contro l'Atalanta, «una partita che finalmente sarà una festa, poi penseremo alla finale di Coppa Italia contro il Napoli». Per la Juve questo è lo scudetto della terza stella? «Noi ce l'abbiamo cucita sul cuore e l'abbiamo conquistata sul campo, poi la decisione verrà presa con criteri che rispetteremo. Il mio erede? Non ho proprio idea di chi possa essere e mi auguro che chiunque un domani prenda il mio posto non sia troppo caricato di pressioni».

TRE STELLE? RISPETTARE CONVENZIONI - "La terza stella? Sul campo ce l'abbiamo, siamo consci di quello che abbiamo fatto, ma dobbiamo rispettare le convenzioni". Così Alessandro Del Piero sulla questione della terza stella. "Non abbiamo cercato rivincite o giustizia privata - aggiunge Del Piero - ma avevamo solo voglia di riprendercelo, questo scudetto, conquistato con l'orgoglio, che ha fatto da collante tra noi e i tifosi". Alla domanda se sia lo scudetto più sentito, Del Piero risponde che non vede "perchè non dovrebbe esserlo. Ognuno - ha aggiunto - dà un apporto personale. Non contano i minuti giocati e i gol". Immancabile la domanda sul futuro e altrettanto scontata la risposta: "Fra 13 giorni abbiamo una finale di Coppa Italia e ancora una partita di campionato. Il futuro e il presente coincidono".






Lo scudetto di tutti - da Tuttosport


Uno scudetto come quello appena conquistato dalla Juve, travolgendo gli avversari, senza perdere una partita, non si vince se non c’è un lavoro di squadra meticoloso. E ogni elemento della squadra è prezioso. I giocatori ovviamente, ma anche chi li “spreme” ogni giorno e riesce a tirare fuori il meglio da ognuno. Ecco allora che Antonio Conte ha voluto, alla vigilia dell’ultima partita di campionato, rendere merito a tutto il suo staff, con il quale si è presentato in conferenza stampa. E’ stato il tecnico stesso a presentarli, uno per uno: «Io ho sempre detto di essere all’apice di una piramide, che però ha alla base una struttura solida, che mi ha sempre sostenuto. Una struttura composta dai tecnici, Angelo Alessio, Cristian Stellini e Massimo Carrera, dai preparatori atletici Paolo Bertelli e Roberto Sassi e dal preparatore dei portieri Claudio Filippi. Senza dimenticare lo staff medico, Julio Tous e Marco Luison, i fisioterapisti, i massaggiatori. Tutti hanno svolto un lavoro eccezionale. E allora è giusto che oggi siano loro i protagonisti. Io mi prendo un giorno di pausa».

In realtà Conte non riuscirà nel suo intento, perché molte domande dei giornalisti presenti saranno anche per lui. E tra le tante curiosità gli viene chiesto anche di raccontare la nascita del suo gruppo di lavoro: «Con Stellini e Alessio avevo già lavorato a Siena e venivamo già da un campionato vinto - spiega il tecnico Campione d’Italia - Con Angelo ho giocato nella Juventus con Trapattoni. Lui aveva anche vinto una Coppa Uefa e Coppa Italia con Zoff. E’ una persona molto capace e di grandi valori umani. Ha allenato in Lega Pro con ottimi risultati e mi aveva dato la sua disponibilità. Io ero alla ricerca di un collaboratore ho pensato a lui. Cristian è stato mio calciatore per un anno e mezzo a Bari e appena ho saputo che stava per smettere con il calcio giocato gli ho proposto di venire a lavorare con me, perché avevo bisogno di qualcun che conoscesse le mie idee e il mio metodo. E’ stato un ottimo acquisto e ha un grande avvenire davanti. Con Massimo abbiamo giocato tanto tempo insieme, siamo sempre rimasti in contatto e lui mi aveva manifestato la volontà di collaborare con me. Avevo bisogno di una persona che mi desse una mano in campo, che conoscesse l’ambiente Juve, che avesse vinto e che fosse conscio del messaggio da far passare ai giocatori».

«Con il Professor Sassi ci conosciamo dai tempi in cui gli “facevo da cavia” a Lecce - continua Conte - Era un innovatore già ai tempi di Fascetti e tutti i nuovi test, li faceva fare a me... Riguardo a Bertelli, avevo poi bisogno di un preparatore che condividesse le mie idee. Il suo nome mi è stato fatto dalla società ci siamo conosciuti e tanto è bastato. Non ho avuto bisogno di incontrare nessun altro. Filippi l’ho trovato qui, visto che aveva già lavorato l’anno scorso con Del Neri. Ho parlato con i portieri e si sono subito detti entusiasti di lui. Le loro parole sono state confermate dalla serietà professionale e umana mostrata in tutto l’anno».

Esaurite le presentazioni, tocca allo staff prendere la parola. Intanto per individuare un difetto di Antonio Conte. E qui la risposta è unanime: se proprio si deve individuarne uno è l’incapacità di perdere, unita alla cura maniacale del lavoro. Un lavoro che paga, non solo in termini di risultati. Basti vedere il bassissimo numero di infortuni registrato in questa stagione.

«La premessa è che nel calcio gli infortuni ci stanno -spiega Paolo Bertelli - poi ci sono annate più positive e altre meno. Qui c’è una struttura di controllo, con a capo il Professor Sassi, che monitorizza il nostro lavoro ed è utile a indirizzarlo. L’attenzione ai particolari, l’evitare di inserire un giocatore che può avere un piccolo problema, si è rivelata vincente. Non ci sono state strategie particolari, ma solo la volontà di portare la squadra a sostenere allenamenti intensi».

«Conte ha portato una nuova metodologia di allenamento - prosegue Roberto Sassi, Responsabile del Training Check - L’attenzione e le motivazioni che riesce a dare sono fondamentali. I giocatori devono essere scattanti anche quando il mister presenta i video. E poi lo studio dei particolari, il riscaldamento, la successione dei mezzi di allenamento, il cambio di metodologia per lavorare sulla forza, sull’energia, sull’intensità con la palla, la meticolosità dei massaggiatori... E’ una summa di fattori, una strategia che porta alla riduzione degli infortuni».

Insomma, i campi di Vinovo, negli scorsi anni indicati come possibili responsabili di tanti stop forzati, sono scagionati in pieno: «io non ho mai avuto a disposizione un simile “ben di Dio” - interviene Conte - Mi sono allenato in passato su veri e propri “campi di patate” e mi fa sorridere il fatto che si pensasse che i terreni di Vinovo potessero essere un problema. Anzi, ringrazio gli addetti ai campi, che ci hanno permesse di lavorare sempre in condizioni perfette, anche quando c’è stata il periodo di gelo».

In vista del prossimo anno, con gli impegni di Champions, si potrà ripetere una simile stagione? «Dovremo cambiare, ovviamente», sottolinea Bertelli. «E lavorare soprattutto sul recupero - aggiunge Sassi - In ogni caso non c’è correlazione statistica tra il giocare molto e gli infortuni. Inoltre, come evidenziato durante l’anno anche grazie ai test svolti in collaborazione con il Centro di Ricerca Mapei, abbiamo diversi margini di miglioramento».

I pochi infortuni sono solo uno degli ingredienti del successo. L’aspetto psicologico è altrettanto importante: «Dopo due settimi posti si doveva ridare fiducia ai giocatori - spiega Cristian Stellini - ma abbiamo trovato da subito ragazzi molto disponibili e ila fatica di ogni giorno è il volano per la fiducia che un giocatore porta poi in campo. Grazie alle strategie del mister e al lavoro svolto fin dalla prima amichevole abbiamo trovato grande disponibilità verso i concetti nuovi che abbiamo portato».

Avendo a disposizione il preparatore dei portieri i giornalisti non possono che chiedere di Gigi Buffon e della sua straordinaria stagione: «L’incidente di due anni fa è grave per un portiere - ricorda Claudio Filippi -ma Gigi l’ha risolto brillantemente. Aveva bisogno di giocare con continuità e quest’anno è stato fondamentale. Tutto questo grazie alle sue qualità e alla sua disponibilità all’allenamento gli ha permesso di tornare al top. Non posso dire per quanti anni giocherà su questi livelli, ma di sicuro può farlo ancora a lungo».

Inevitabile la domanda sulle tre stelle: «Per i giocatori e i tifosi contano le vittorie sul campo - ribadisce Massimo Carrera - e sul campo per tutti, sono stati vinti 30 scudetti».

«Io rispondo come Antonio - conclude Angelo Alessio - Questo per noi è il primo scudetto da allenatori. Ed è questo che conta».

Nel finale torna protagonista Conte che ricorda che la vittoria del campionato è stata possibile «grazie alla disponibilità dei calciatori, di un gruppo straordinario che ha sempre mostrato un’applicazione feroce. Siamo entrati nella storia grazie a questo. Ora però continuiamo a camminare. Se saremo intelligenti capiremo di essere solo all’inizio di qualcosa di importante».

«Riguardo alla partita contro l’Atalanta, abbiamo un obiettivo -continua il tecnico - Vogliamo mantenere l’imbattibilità e metteremo in campo una formazione che possa farlo. Sarebbe qualcosa di storico e se riuscissimo a farcela, perché nessuno potrà mai superarci, al massimo eguagliarci. Del Piero? La sera dell’inaugurazione contro il Notts County è partito dall’inizio. La prima partita ufficiale contro il Parma ha giocato titolare e lo sarà anche contro l’Atalanta . Mi sembra doveroso nei suoi confronti, non tanto per la carriera, ma per quanto mi ha data quest’anno e per quanto mi dovrà dare questa domenica e anche la prossima, contro il Napoli, in Coppa Italia». 












Storia di grandi uomini. Riflessioni mie.

Il campionato che si è appena concluso francamente mi lascia soltanto una grandissima e commovente gioia.
L’addio di Del Piero grande eroe fedele a se stesso, al suo modo di essere pensare, vivere il calcio come la sua Juventus e la sua vita resteranno per sempre in ognuno di noi tifosi bianconeri.

Andrea Agnelli ha mantenuto le premesse con cui ogni tifoso ne benediceva l’avvento nel 2010 perché ha preso una Juventus DISTRUTTA non solo da Farsopoli, ma da lunghi anni di gestione incompetente e fallimentare, ridando un’identità precisa, un senso di appartenenza sublimato nell’inaugurazione dello stadio la scorsa estate, facendo piazza pulita di quei dannosi soggetti che hanno affondato la Juventus della gestione Cobolli-Blanc, ha preciso una direzione precisa, concreta e combattiva come la storia della Juventus pretende, ha parlato il giusto, non troppo, non poco, dicendo sempre cose importanti, combatte una battaglia che io condivido appieno per riappropriarci di ciò che ci è stato tolto, ha scelto e messo le persone giuste al posto giusto (tra questi scegliendo personalmente Antonio Conte), quelle in grado di trasferire sulla scrivania e sul campo il suo pensiero e la sua volontà.
In due anni siamo passati da un settimo posto a campioni d’Italia e .......
Un risultato difficilmente eguagliabile per un presidente così giovane, con un nome oserei dire “di un certo peso”, che si è trovato al timone di un vascello che stava affondando.

Criticarlo ora perché non rinnova Del Piero lo trovo irrispettoso ed ingeneroso per chi, come noi tifosi, dovrebbe solo dire “grazie Presidente per averci ridato identità e tolti dalla melma...”.
Per quanto Agnelli ami Del Piero come e più di noi, sa che egli rappresenta comunque un’azienda (Juventus) di cui vanno fatti gli interessi economici, etici e sportivi e lasciare che proprio Del Piero ci saluti da dove aveva cominciato, vincendo, rendendolo testimone e portabandiera verso tutti i compagni naufragati in “B” che avrebbero voluto essere lì con noi a festeggiare (come Trezeguet, Nedved, Camoranesi), credo sìa stato il miglior modo per rendere questo toccante evento una gioia presente e non un patetico commiato.
Come dice Vialli meglio essere rimpianti che sopportati ed alzi la mano chi non desidererebbe un addio come quello effettuato ieri dal nostro capitano?

Ora è facile dire “Presidente enga Del Piero”” ma io ricordo bene quando del piero negli anni bui era visto come una zavorra oppure ai tempi della Juve corazzata di Capello faceva solo il panchinaro di Ibraimovic. 
Allora vi chiedo: in quei tempi avreste preferito la Juve capelliana in A verso successi infiniti in cambio di un del peiro che era già sul piedie di partenza oppure terreste la juve naufragata in B con un Del Piero che resta senza dubbio, la guida on 20 gol in A e poi ancora capocannoniere in A un’altra volta scrivendo pagine sotriche per suoi rcrdo persaonli e per la storia di questa maglia?
Cosa scegliereste la juve cinica ma invincibile di Capello o la storia piena di significato e romantica di un uomo che per la sua squadra avrebbe ed ha dato e fatto tutto congedandosi soltanto ieri, sollevando il trofeo più imprtoante davanti a 400.000 persone?

E’ bello vedere i corsi e ricorsi storici..

La Juve torna avincere e lo fa con un Agnelli a farle da rpesiedene: un cerchio che si chiude, un destino preciso da seguire...
Conte cominciò a vincere in quella Juve che Lippi forgiò nel ‘94 dopo un lungo digiuno di vittoria.
Quel giocatore che tutto vinse in bianconero, ora ri-porta quella seconda pelle a vincere dopo lunga astinenza di successi.. un cerchio che si chiude, un destino preciso da seguire...
E ancora: al primo anno Lippi vinse SCUDETTO E COPPA ITALIA.
Al primo anno Conte ha vinto SCUDETTO E ..........
Al primo anno Lippi scommise su un giovane, giovanissimo Del Piero al posto di Baggio e cominciò il lungo ciclo di vittorie.
Oggi, Antonio Conte comincia a vincere salutando lo stesso Del Piero diventato nel frattempo capitano bandiera.... un cerchio che si chiude, un destino preciso da seguire...



È la Juventus dei record: i numeri di una corazzata.
La squadra di Conte ha conquistato con merito il suo 30° scudetto: passo dopo passo, ha dato vita a una marcia trionfale, travolgendo gli avversari e riscrivendo record.
Dalle pagine del suo sito internet il club celebra la grande impresa che ha portato al 30° tricolore ripercorrendo i grandi numeri messi insieme da Conte e giocatori.

I PRIMATI PIÙ IMPORTANTI - Lo scudetto più atteso, il più esaltante, il più amato. La Juventus ha regalato ai suo i tifosi una gioia immensa e per farlo non si è limitata a vincere. Passo dopo passo, ha dato vita a una marcia trionfale, travolgendo gli avversari e riscrivendo record. La squadra di Conte ha stabilito il nuovo primato assoluto d’imbattibilità in singolo campionato nella serie A dei 3 punti a vittoria, ossia dal 1994/95 ad oggi, ma anche nella storia dei campionati di serie A dal 1929/30, a prescindere dal numero delle squadre partecipanti: i bianconeri hanno superato dapprima le 31 giornate utili consecutive, stabilite anche all’epoca in avvio di campionato, dall’Inter 2006/07, che aveva messo insieme un bilancio di 25 vittorie e 6 pareggi, poi eguagliato alla 33° giornata il primato della Fiorentina 1955/56 (che restò imbattuta le prime 33 giornate, perdendo poi l’ultima) ed infine quello del Milan 1991/92, rimasto imbattuto per tutte le 34 giornate del campionato, essendo quel torneo a 18 squadre. La Juventus ha messo insieme 38 partite senza sconfitte, giusto per limitarsi al campionato, con bilancio di 23 vittorie e 15 pareggi. E’ la prima volta che la Juventus rimane imbattuta per tutto l’arco di un campionato. Il precedente primato bianconero risaliva alla stagione 1949/50 quando i turni di imbattibilità furono 17, con la prima sconfitta stagionale che arrivò alla 18° giornata, 1-2 in casa contro la Lucchese, ma non impedì ai bianconeri la corsa verso il titolo tricolore.

IL PRECEDENTE ILLUSTRE - In un singolo torneo il precedente primato era di 28 risultati utili riferito alla stagione 2005/06, quando la squadra allenata allora da Fabio Capello rimase imbattuta dall’11° alla 38° giornata, ottenendo uno score di 18 vittorie e 10 pareggi. Stabilito, e ancora in corso, anche il nuovo record assoluto di imbattibilità nella storia della Juventus in serie A su girone unico, a prescindere dal fatto se sia su un solo campionato o a cavallo tra più stagioni: i torinesi non perdono da 39 incontri consecutivi, sommando le 38 gare del campionato appena concluso ed il pareggio casalingo per 2-2 contro il Napoli nell’ultima giornata della serie A 2010/11. Il precedente primato era di 30 gare senza k.o., stabilito a cavallo tra la stagione 2005/06 e quella 2007/08 (nel 2006/07 era in B).

BUNKER JUVENTUS - Vogliamo parlare della difesa? La migliore in assoluto del torneo, con solo 19 reti incassate, equamente divise tra casa e trasferta. Un dato che si è consolidato nel girone di ritorno: alla fine di quello di andata, la Juventus aveva chiuso al primo posto laureandosi campione d’inverno per la 25° volta, con 41 punti, grazie ad un bilancio di 11 vittorie, 8 pareggi e 0 sconfitte, con 31 reti realizzate e 12 gol subiti. Il vantaggio sul Milan secondo in classifica era di 1 punto. Nel girone di ritorno il cammino bianconero è stato caratterizzato finora da 43 punti in 18 giornate fin qui disputate, grazie ad un bilancio di 12 vittorie, 7 pareggi e 0 sconfitte, 37 reti realizzate e soli 8 gol subiti. Un andamento assolutamente lineare per i bianconeri, che nel ritorno hanno dato una ulteriore stretta alla loro difesa, quasi dimezzando il già esiguo numero di gol incassati al termine del girone d’andata: in pratica i bianconeri hanno mantenuto inviolata la propria porta in 11 delle 19 gare disputate dopo il giro di boa, subendo - per altro - al massimo un solo gol nelle altre 8 partite. 








La storia davvero a volte racchiude nei suoi corsi e ricorsi una casulità magica...che sembra tutto tranne che casuale....

Del Piero che saluta la Juve ora dopo averla riportata in alto senza mai averla abbandonata prima, è la storia più bella che si potesse immaginare. Il regalo più bello che ci potesse fare e che la Juventus stessa gli potesse fare.
Tenerlo un altro anno di sicura panchina cosa comporterebbe?
Fastidi, attriti, tensioni e uno svilimento di quanto da lui stesso ha fatto. Una fine che non si meriterebbe.
Si era deciso così e così si andrà avanti e tutto questo non fa che rendere la sua storia alla Juve ancora più bella.

Con Alex io sono "cresciuto", avendo lui soltanto 3 anni più di me.
Lo amo e l'ho amato sempre.
Rappresenta la bellezza del calcio e l'etica del comportamento di un giocatore che ha messo sempre gli interessi della squadra davanti ai suoi.
Ha lottato sempre in silenzio senza fare polimiche.
Si è sudato la sua maglia sempre.
Con silenzioso orgoglio.
Mai una simulazione.
Mai un fallo cattivo fatto a fronte di uno subito.
Una fermezza da grande, grandissimo uomo.
E' stato osannato come massacrato di critiche nei momenti bui, ma non ha mai preso un solo episodio della sua vita privata per usarlo come scusante.
Non si è mai nascosto davanti a fallimenti o responsabilità rappresentando un equilibrio ed una fedeltà a questa maglia che va oltre ogni cosa.
Il Cavaliere ideale per la Sua Signora.
Noi rappresentante migliore della Juve nel mondo non potevamo averla.
Una bella immagine dello sport e dell'Italia nel mondo.

Alessandro non è solo un campione : è un modo di vivere!

Un esempio di grande campione dedito al suo lavoro.
Lui che fece tornare a vincere la Juventus dopo tanti anni con Lippi nel '95, lui che fece vincere la Juve la Champions League, lui che diventò campione del mondo per club e Nazionale, lui che non ha avuto dubbi nell'andare in "B" con questa maglia che è per lui una seconda pelle, lui che non ha mai tradito la Signora, lui che non ci ha mai abbandonato come noi non lo abbiamo mai lasciato solo, lui che l'ha raccolta dalla scivolata in "B" fino a ricondotta in "A" prima ed oggi davanti a tutti, in cima all'Italia intera.

Per me favola più bella proprio non poteva esistere e finale più bello e grato non poteva essere scritto : se si doveva comunque chiudere, farlo così è stato il modo più bello, dolce, soave, importante.
Perchè finisce come aveva cominciato : VINCENDO.
Ed è stupendo che proprio lui sia a rappresentare virtualmente tutti quei compagni che Calciopoli l'hanno subita e quelli che ci hanno riportato su riferendomi a Pavel, David, Camma e, naturalmente, Gigi.
E lo fa prima di tutti come primo capitano nel nuovo stadio e primo capitano nel post calciopoli : un cerchio che si chiude come meglio non si poteva.









Andrea Pirlo : accantonato e bistrattato dal Milan, prende la Juve per mano e la conduce al primo anno al tricolore : fenomeno che sembra bianconero da sempre....









Un altro monumento della Juventinità nel mondo, il portiere più forte del mondo, il portiere più forte di tutti i tempi e futuro capitano in grado di rappresentare la freschezza in giovane età e la grande saggezza da capobanda ora : Gianluigi Buffon





Capitan Futuro ovvero Claudio Marchisio.....gente da Juve con due attributi cosììììììì!!!




Alex, la leggenda : COME TE NESSUNO MAI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ho scritto un post interamente a te dedicato.

Del Piero che saluta la Juve ora dopo averla riportata in alto senza mai averla abbandonata prima, è la storia più bella che si potesse immaginare.

Il regalo più bello che ci potesse fare e che la Juventus stessa gli potesse fare.



Con Alex io sono "cresciuto", avendo lui soltanto 3 anni più di me.Lo amo e l'ho amato sempre.
Rappresenta la bellezza del calcio e l'etica del comportamento di un giocatore che ha messo sempre gli interessi della squadra davanti ai suoi.
Ha lottato sempre in silenzio senza fare polimiche.
Si è sudato la sua maglia sempre.
Con silenzioso orgoglio.
Mai una simulazione.
Mai un fallo cattivo fatto a fronte di uno subito.
Una fermezza da grande, grandissimo uomo.
E' stato osannato come massacrato di critiche nei momenti bui, ma non ha mai preso un solo episodio della sua vita privata per usarlo come scusante.
Non si è mai nascosto davanti a fallimenti o responsabilità rappresentando un equilibrio ed una fedeltà a questa maglia che va oltre ogni cosa.
Il Cavaliere ideale per la Sua Signora.
Noi rappresentante migliore della Juve nel mondo non potevamo averla.
Una bella immagine dello sport e dell'Italia nel mondo.

Alessandro non è solo un campione : è un modo di vivere!

Un esempio di grande campione dedito al suo lavoro.
Lui che fece tornare a vincere la Juventus dopo tanti anni con Lippi nel '95, lui che fece vincere la Juve la Champions League, lui che diventò campione del mondo per club e Nazionale, lui che non ha avuto dubbi nell'andare in "B" con questa maglia che è per lui una seconda pelle, lui che non ha mai tradito la Signora, lui che non ci ha mai abbandonato come noi non lo abbiamo mai lasciato solo, lui che l'ha raccolta dalla scivolata in "B" fino a ricondotta in "A" prima ed oggi davanti a tutti, in cima all'Italia intera.

Per me favola più bella proprio non poteva esistere e finale più bello e grato non poteva essere scritto : se si doveva comunque chiudere, farlo così è stato il modo più bello, dolce, soave, importante.
Perchè finisce come aveva cominciato : VINCENDO.
Ed è stupendo che proprio lui sia a rappresentare virtualmente tutti quei compagni che Calciopoli l'hanno subita e quelli che ci hanno riportato su riferendomi a Pavel, David, Camma e, naturalmente, Gigi.
E lo fa prima di tutti come primo capitano nel nuovo stadio e primo capitano nel post calciopoli : un cerchio che si chiude come meglio non si poteva.








Torino è un corteo bolgia mai visto : 500.000 persone per indicare quanto questo scudetto ci ripaghi di tutte le recenti sofferenze sportive ma sopratutto delle ingiustizie relative alle assurde sentenze che volevano cancellare dal calcio italiano.... Ecco la risposta a chi non ci voleva più.
SIAMO TORNATI E SIAMO MOLTI E MOLTO PIU' DI PRIMA : 





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