Dal punto di vista tecnico :
1) Si cura troppo la tattica e troppo poco la tecnica. Cannavaro (Fabio) lo dice da tempo. Sempre meno “piedi buoni” in tutti i ruoli. I vivai sono fondamentali e dovrebbero escludere gli stranieri almeno fino ai 18 anni : dobbiamo coltivare i nostri talenti e su quelli lavorare bene.
2) Il calcio di oggi è molto fisico ma non nel senso di “duro o di contatto” ma nel senso di “atletico” : devi avere caratteristiche fisiche essenziali che ora più di ieri restano essenziali quali l’altezza (1.80 di media altrimenti ti vai a casa), e la potenza. A seguire possibilmente la velocità (vedi Robben). I Verratti, come i Messi, devono essere le eccezioni : solo se sei un fenomeno coi piedi puoi prescindere dal fisico altrimenti se sei un Giovinco, sei fuori. Oggi invece abbiamo una poltiglia di mezzi giocatori poco giganti e poco tecnici.
3) Campioni : se fuoriclasse in gran parte si nasce (madre natura), Campioni si diventa. Con il carattere, la voglia di stupire, l'amore verso il proprio lavoro e la sana ambizione di essere il migliore e di migliorarsi. La voglia di prendersi le responsabilità ed in tal caso caricarsi la zavorra sulle spalle che come premio avrà la gloria e l'immortalità. C'è un lavoro "morale" e "culturale" da fare alla base e mentre si lavora sui punti 1 e 2 di cui sopra. Così può nascere il campione che ti risolve le gare, il grande giocatore. Oggi, citando Mourino, troppo spesso il marketing pubblicitario, i social, ecc. propongono come campioni giocatori che non hanno nemmeno sudato, non si sono nemmeno sporcati la maglia, non hanno mostrato nulla però is pettinano in modo strano, escono la sera e fanno pubblicità...Attori più che giocatori.
4) Si gioca molto in verticale e velocemente. Il gioco ed i giocatori che bisogna puntare a costruire sono “contropiedisti”, di ripartenza rapida e veloce. Noi abbiamo tentato di fare "gli spagnoli" ma non è roba nostra e lo si è visto.
5) Ricostruire “le ali”, ovvero i cosiddetti esterni : troppa poca (in Italia zero) gente in grado di allargare il gioco, saltare l’uomo e crossare : un cross ben fatto è un mezzo gol. Bisogna tornare a giocare maggiormente sugli esterni e creare gente in grado di poterlo fare.
6) Tutta l’Europa e il resto del mondo corre con intensità totale per 90 minuti. Che ci sia o meno qualità, l’intensità di gioco è sempre molto elevata per tutto il tempo. Noi non corriamo più e francamente, almeno in questo aspetto, non capisco proprio dove sia l’inghippo. Preparazione? Abitudine? Attitudine del paese stesso? Mal costume? Clima? Alimentazion? Bhooo. A questo aggiungiamo che non abbiamo più nemmeno la qualità per puntare sulla giocata del singolo (vedi punto 1.).
7) Attaccamento alla maglia. Che sia club o nazionale. In nazionale tutti gli altri danno il 150%...
8) Oggi il nostro calcio italiano è misero (vedi sopra) ma non ce ne rendiamo conto o non vogliamo farlo e ci stupiamo se non andiamo nemmeno agli ottavi. Il mondiale è stato spietato forse, ma lo ha evidenziato in modo eloquente. E quando uno come Conte dice da tempo che “col valore della squadra che ho a mano ora, quanto fatto anche in Europa è un miracolo…” lo si prendeva per vittima piagnone, uno che diceva certe cose per spiegare certi fallimenti europei ed invece credo Conte abbia più che mai consapevolezza e ragione nel dirlo, il tutto assieme all’ambizione di andare dove il calcio si gioca veramente (Europa)
Dal punto di vista manageriale
1) Siamo senza progetto tecnico (vedi sopra) convincente e senza progetto manageriale avanguardistico : no stadi di proprietà ed all’altezza, no cultura dello sport (vedi tifo violento ed ingestibile per stato e club – e questa cosa la trovo agghiacciante -), non unità di club verso una direzione comune che tenda a migliorare TUTTO il movimento calcistico generale italiano : si guarda sempre e solo all’interesse personalistico del proprio club senza avere una visione generale del contesto. In questi Agnelli è veramente avanti anni luce perché lo sostiene e propone in questo un cambiamento epocale da tempo.
2) Visto il punto di cui sopra, il prodotto calcio è sempre meno appetitoso e povero in termini di : soldi, appeal per i grandi calciatori e tutto questo vortice si rovescia sui diritti televisivi delle competizioni soprattutto europee.
3) Colmare il gap con le altre potenze europee che dispongono di “moneta” : fair player finanziario o meno, le big d’Europa giocano un altro calcio anche in termini di “mercato”. E’ un altro mondo
Dal mio punto di vista la consiglio federale presenterei questi punti non con disperazione e possimismo ma con la consapevolezza che il nostro domani deve cominciare OGGI...
1) Si cura troppo la tattica e troppo poco la tecnica. Cannavaro (Fabio) lo dice da tempo. Sempre meno “piedi buoni” in tutti i ruoli. I vivai sono fondamentali e dovrebbero escludere gli stranieri almeno fino ai 18 anni : dobbiamo coltivare i nostri talenti e su quelli lavorare bene.
2) Il calcio di oggi è molto fisico ma non nel senso di “duro o di contatto” ma nel senso di “atletico” : devi avere caratteristiche fisiche essenziali che ora più di ieri restano essenziali quali l’altezza (1.80 di media altrimenti ti vai a casa), e la potenza. A seguire possibilmente la velocità (vedi Robben). I Verratti, come i Messi, devono essere le eccezioni : solo se sei un fenomeno coi piedi puoi prescindere dal fisico altrimenti se sei un Giovinco, sei fuori. Oggi invece abbiamo una poltiglia di mezzi giocatori poco giganti e poco tecnici.
3) Campioni : se fuoriclasse in gran parte si nasce (madre natura), Campioni si diventa. Con il carattere, la voglia di stupire, l'amore verso il proprio lavoro e la sana ambizione di essere il migliore e di migliorarsi. La voglia di prendersi le responsabilità ed in tal caso caricarsi la zavorra sulle spalle che come premio avrà la gloria e l'immortalità. C'è un lavoro "morale" e "culturale" da fare alla base e mentre si lavora sui punti 1 e 2 di cui sopra. Così può nascere il campione che ti risolve le gare, il grande giocatore. Oggi, citando Mourino, troppo spesso il marketing pubblicitario, i social, ecc. propongono come campioni giocatori che non hanno nemmeno sudato, non si sono nemmeno sporcati la maglia, non hanno mostrato nulla però is pettinano in modo strano, escono la sera e fanno pubblicità...Attori più che giocatori.
4) Si gioca molto in verticale e velocemente. Il gioco ed i giocatori che bisogna puntare a costruire sono “contropiedisti”, di ripartenza rapida e veloce. Noi abbiamo tentato di fare "gli spagnoli" ma non è roba nostra e lo si è visto.
5) Ricostruire “le ali”, ovvero i cosiddetti esterni : troppa poca (in Italia zero) gente in grado di allargare il gioco, saltare l’uomo e crossare : un cross ben fatto è un mezzo gol. Bisogna tornare a giocare maggiormente sugli esterni e creare gente in grado di poterlo fare.
6) Tutta l’Europa e il resto del mondo corre con intensità totale per 90 minuti. Che ci sia o meno qualità, l’intensità di gioco è sempre molto elevata per tutto il tempo. Noi non corriamo più e francamente, almeno in questo aspetto, non capisco proprio dove sia l’inghippo. Preparazione? Abitudine? Attitudine del paese stesso? Mal costume? Clima? Alimentazion? Bhooo. A questo aggiungiamo che non abbiamo più nemmeno la qualità per puntare sulla giocata del singolo (vedi punto 1.).
7) Attaccamento alla maglia. Che sia club o nazionale. In nazionale tutti gli altri danno il 150%...
8) Oggi il nostro calcio italiano è misero (vedi sopra) ma non ce ne rendiamo conto o non vogliamo farlo e ci stupiamo se non andiamo nemmeno agli ottavi. Il mondiale è stato spietato forse, ma lo ha evidenziato in modo eloquente. E quando uno come Conte dice da tempo che “col valore della squadra che ho a mano ora, quanto fatto anche in Europa è un miracolo…” lo si prendeva per vittima piagnone, uno che diceva certe cose per spiegare certi fallimenti europei ed invece credo Conte abbia più che mai consapevolezza e ragione nel dirlo, il tutto assieme all’ambizione di andare dove il calcio si gioca veramente (Europa)
Dal punto di vista manageriale
1) Siamo senza progetto tecnico (vedi sopra) convincente e senza progetto manageriale avanguardistico : no stadi di proprietà ed all’altezza, no cultura dello sport (vedi tifo violento ed ingestibile per stato e club – e questa cosa la trovo agghiacciante -), non unità di club verso una direzione comune che tenda a migliorare TUTTO il movimento calcistico generale italiano : si guarda sempre e solo all’interesse personalistico del proprio club senza avere una visione generale del contesto. In questi Agnelli è veramente avanti anni luce perché lo sostiene e propone in questo un cambiamento epocale da tempo.
2) Visto il punto di cui sopra, il prodotto calcio è sempre meno appetitoso e povero in termini di : soldi, appeal per i grandi calciatori e tutto questo vortice si rovescia sui diritti televisivi delle competizioni soprattutto europee.
3) Colmare il gap con le altre potenze europee che dispongono di “moneta” : fair player finanziario o meno, le big d’Europa giocano un altro calcio anche in termini di “mercato”. E’ un altro mondo
Dal mio punto di vista la consiglio federale presenterei questi punti non con disperazione e possimismo ma con la consapevolezza che il nostro domani deve cominciare OGGI...
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