Ci ho messo un'estate intera.
Per riprendermi dallo shock di un addio improvviso, per
cercare di apprendere prima, capire poi e, se mai, giudicare.
Scrivo oggi, ad un passo dall'amichevole esordio azzurro
e dopo aver osservato i convocati in nazionale, tra cui juventini insperati
quali Giovinco, Ogbonna, Quagliarella.
Li osservo, ascolto le loro interviste increduli ed
orgogliosi di indossare quella maglia dopo tanto tempo ed anche su questo
argomento, su queste convocazioni, ognuno si sarà fatto una sua idea, una sua
opinione.
Ma andiamo per gradi.
Dopo quasi due mesi dall'addio di Conte dalla panchina
della Juve mi sono fatto su di lui e sulla vicenda, più di una semplice idea.
Questa sensazione che considero molto vicina alla
"realtà finale", è frutto di una bella chiacchierata con chi a lui
era ed è vicino (Giancarlo Marocchi e non solo) e dall'aver appreso dunque che
Antonio NON si è dimesso dalla Juve per andare altrove (nazionale o altri club
premeditati), che NON si è dimesso per attriti con la società (sul mercato o
personali), che NON si è dimesso per motivi di ingaggio (cui tra l'altro, in
quel momento stava rinunciando e senza dorate alternative).
Essendo in Italia, nessuno di noi crede a quanto
riportato dai protagonisti stessi, nessuno crede al semplice motivo da lui
stesso dichiarato e confermato dalla società : esaurimento di stimoli,
convinzione di avere dato tutto a quel gruppo e sensazione di essere giunti
alla fine di un ciclo, anche se troppo breve.
Nessuno ci crede perché in questo paese tutti sono
attaccati alla poltrona più o meno dorata e la lotta solitamente è contro chi
da questa poltrona ci vuole staccare.
Raramente in Italia (ed a tutti i livelli, mansioni,
ruoli) siamo soliti assistere a dimostrazioni di etica del lavoro tale per cui
si cerca cambiamento o si è disposti a fare un passo indietro rinunciando a
qualche cosa perché "consci di non poter dare ancora il proprio contributo",
innovare, reinventarsi sul proprio posto di lavoro.
Al di là della condizione attuale del lavoro stesso,
questo è un paese in cui nemmeno un primario che sbaglia un intervento e
ammazza qualcuno ha la dignità di licenziarsi : piuttosto falsifica l'esito
finale dell'operazione con un "sono sorte complicazioni impreviste"
da donare ai parenti ed oggi in pochi lascerebbero un ruolo ed un lavoro
strapagato "per mancanza di stimoli" : piuttosto prolunghi allo
sfinimento e ti fai silurare dalla società...ma "col cavolo che mi
dimetto" : fare l'esempio dei politici inchiodati alle loro poltrone
dorate, è fin troppo facile......
Insomma, quasi mai si lascerebbe un incarico simile e
tanti soldi per una motivazione personale e professionale.
Invece è doveroso oggi riconoscere che Antonio non è
"l'italiano medio", non è "l'allenatore medio".
Sarà "antipatico" (di solito agli avversari..),
sarà "un maruchè" permaloso e orgoglioso, ma io all'oggi lo trovo una
persona con due attributi così, che ha fatto semplicemente una scelta coerente
col suo modo di essere.
È uno che per poter chiedere il 200%, ha bisogno di
essere certo lui per primo, di poter dare il 300% (parole di Buffon e
Marchisio).
Ho letto e ascoltato opinioni di tifosi juventini di
vario genere. C'è chi lo ha definito "più ambizioso che attaccato alla
maglia", "traditore", "scorretto perché ci ha lasciato a
ritiro cominciato", "mercenario", chi ancora oggi dice "non
riesco a vederlo su quella panchina, sto male", così come ho letto di
tutto sulla società "incapace di assecondarlo sul mercato",
"società tirchia", "incapace di tutelarlo e trattenerlo",
"società maniaca di protagonismo che si vuole sentire più importante del
suo allenatore", e via discorrendo.
Leggendo questo, penso intanto che noi italiani si viva
in un paese in cui la parola GRATITUDINE ha un significato ed una durata di
circa 24h. ed in cui i voltabandiera che un secondo prima ti osannavano, ti
girano le spalle appena te ne vai.
Io però non sono così.
E poi penso che molti giudizi si basino su supposizioni
travisate e mal comunicate dai media.
Sia chiaro, appena i miei amici mi hanno comunicato
“sconvolti” la notizia, a livello personale ci sono rimasto male, malissimo.
Sapere che Antonio non si sarebbe seduto (..seduto poi
non ci stava mai...) sulla nostra panchina, significava una grave perdita
perché è il migliore : con lui partivi in vantaggio di 30 punti, era garanzia
di "stare sul pezzo", era una grandissima SICUREZZA su cui dormire
sonni tranquilli.
Ma mai rinnegherò lui e ciò che è stato.
Sarebbe come rinnegare un amore fantastico che ti è
andato benissimo fino a che durava e poi, nel momento in cui è finito, lo si
descrive cominciando con l'elenco delle cose che non andavano, coi difetti mai
visti prima, ecc.
Io non voglio dimenticare ed anzi, voglio ricordare a
tutti che dopo 3 incredibili anni, Antonio ha dato più di tutto e tutti,
restituendo ENTUSIASMO, DIGNITÀ SPORTIVA, ORGOGLIO, senso di appartenenza ai
nostri colori sbiaditi da Calciopoli, Cobolli&friends e 2 settimi posti.
Ha preso un clan di disperati e gli ha detto al primo
giorno di ritiro : "dovete smetterla di fare pena. Da adesso comando io e
voi dovrete fare una sola cosa : seguirmi".
Conte ha SCRITTO alcune tra le pagine più esaltanti e
belle della nostra storia attraverso trofei (3 scudetti e 2 supercoppe
italiane), record (da imbattuti il primo dei suoi scudetti e con 102 punti
l'ultimo), regalato una finale di Coppa Italia ed il sogno di una semifinale
europea che non assaporavamo da una vita.
Ha diretto 151 panchine con 102 vittorie, 34 pareggi e 15
sconfitte.
Ha permesso tutto questo attraverso un gioco dominante e
propositivo fatto di pressing costante e possesso palla come non ricordavamo da
un secolo (e forse mai abbiamo avuto prima).
Ci ha ridato l'emozione di credere nei sogni e la
convinzione di poterli raggiungere con la voglia, la forza, la feroce
determinazione, il coraggio, laddove il talento non bastava.
Ha preso per mano una "banda del buco"
perforabile da ogni entità calcistica e già dai primi allenamenti, l'ha
trasformata nella difesa meno perforata del campionato : "a Bardonecchia era già chiaro che non
eravamo più a Pinzolo e la sfiga passava a qualche altro" (citazione
di C.Zuliani).
Ha rigenerato e rimotivato campioni spenti da antichi
fasti come Pirlo e Buffon, ha dato nuova vita a Barzagli, insegnato a giocare a
calcio a Bonucci e fatto finalmente scollinare Marchisio e Chiellini che
parevano destinati ad una vita da eterne promesse non mantenute.
In due parole ha valorizzato ed esaltato l'organico a sua
disposizione trasformando un branco di cialtroni in un gruppo di campioni e
dando credibilità ad una società importante come la nostra, che fino a quel
momento era in semi contestazione coi tifosi indifesi dal 2006.
Ha insegnato a questa Juventus cosa fosse e cosa sia la
Juventus.
Quel crederci sempre "fino alla fine", oltre il
95', contro tutto e tutti e contro le invidie, dentro e fuori dal campo.
Quella ossessiva ricerca della perfezione personale volta
a migliorare un ingranaggio collettivo.
Del DNA bianconero Antonio ha insegnato il dolore e
l'odio feroce per la sconfitta come male da combattere fino all'ultimo respiro.
Ci ha ricompattato e protetto sotto il suo ombrello come una
chioccia, diventando lui il parafulmine sopra tutto e tutti : società e
giocatori non hanno mai rilasciato UNA sola dichiarazione polemica ma pensato
solo a sudare. Difesi con forza foga e veemenza contro tutto e tutti i
giornalisti, i giornalai, e gli avversari di ogni tipo.
Sapeva scuotere e caricare l'ambiente : le sue conferenze
erano "perle lanciate ai porci"
(per citare ancora C.Zuliani) e a noi tifosi bastava sentirlo ringhiare
polemico contro la prima domanda, per scendere in campo con lui : dopo anni di
Ranieri, Zaccheroni e Del Neri vari, era ciò di cui avevamo un disperato
bisogno.
Avevamo bisogno di qualcuno in cui credere, un leader
massimo da seguire oltre ogni limite.
Lui ci ha raccolto tutti e presi per mano senza tradire
mai il suo credo e la nostra fiducia : il primo incredibile ed impossibile
scudetto contro il Milan di Ibra e Thiago Silva, è roba che ancora mi fa venire
la pelle d’oca.
Antonio ha scritto un film che più bello non si poteva
immaginare regalando a Del Piero un'ultima giornata allo Stadium da brividi,
con una standing ovation dai significati più profondi : a colui che con noi è
sprofondato ingiustamente in B, la gioia immensa ed impagabile di lasciare la
Juve nuovamente come e dove merita : da campione d'Italia.
Dopo un Delle Alpi deserto in cui ultimamente gli
avversari venivano a fare bisbocce senza più timori reverenziali, Antonio ha
inaugurato lo Stadium con una splendida vittoria dando il via all'epoca della
nostra casa, vinto un campionato da imbattuto e facendo diventare lo Stadium
una bolgia elettrica di emozioni sfrenate e palpabili anche da casa.
Giocare "in casa" grazie a lui ora è finalmente
un incubo per gli avversari, perché pare essere in campo in 12, 13, 14, 40 mila
e gli avversari si trovano catapultati di fronte ad un fortino inespugnabile,
su cui è stato costruito un successo dietro l'altro.
Conte resta unico perché seguiva la partita come se
stesse giocando ancora assieme ai suoi ragazzi.
Conte ci difendeva e difendeva i suoi uomini come se
fosse in curva con noi.
La Juve era la sua vita 24 ore su 24 : niente e nessuno
potrà negarlo, nemmeno lui.
Antonio ha bissato lo scudetto, ringhiando come un leone
in gabbia dalla tribuna per una sentenza ingiusta, ma anche da lassù, in
piccionaia, è stato il nostro condottiero, e ha dominato il calcio italiano.
Ci ha sorretto dalla prima all'ultima giornata del suo
ultimo campionato con noi, trionfando pure contro l'unica avversaria di un anno
(la Roma) e vincendo in casa del nemico grazie ad un gol del fischiatissimo ex
(Osvaldo).
Ha lasciato a distanza siderale il sopravvalutatissimo e
strapagatissimo Benitez ridicolizzando il suo Napoli sul campo e fuori
lasciandolo "al 40% delle sue
potenzialità".
Grazie ad Antonio abbiamo vissuto un triennio a mille
all'ora senza stancarci mai ed io ho inaugurato un personale "Mantovani
Stadium" sempre esaurito sul divano di casa mia, con tutti gli amici più
cari.
Antonio ha la capacità di diventare un tutt'uno con
l'ambiente in cui lavora : diventa il primo tifoso della curva, il primo
magazziniere, il primo dirigente.
È successo a Bari (promozione in A e stadio strapieno
grazie a lui alla sua carica e al suo gioco), è successo a Siena (idem come
sopra), è successo a Torino dove gli si dovrebbe fare un monumento per i 16
anni vissuti assieme (13 da giocatore 3 da allenatore).
È uno che compatta perché evidentemente sa come farsi
rispettare ed ottenere credibilità da colleghi superiori, sottoposti e
avversari.
Tornando a noi, dunque, In particolare a tutti gli
juventini, dico oggi più che mai che Antonio Conte merita ben più del nostro
più assoluto ringraziamento, della nostra più totale GRATITUDINE.
Chi lo conosce da vicino dice "Che lui sia un grande uomo e non solo un grande Mister, lo dimostrano i
saluti privati condivisi in un momento di grande stress : ma si sa che i
dettagli definiscono la grandezza".
Criticarlo, “giudicarlo negativamente” anche se ora non è
più il nostro condottiero, è semplicemente da “ingrati” perchè in bacheca
resteranno per sempre i trofei e nei nostri cuori le sue vittorie sul campo. Ai
suoi ragazzi resteranno gli insegnamenti tecnici-tattici, l’essere passati da
bidoni a campioni ed a noi rimane una società cresciuta tanto anche grazie a
lui.
Restano rimbombare le urla, le esultanze e i rimproveri
tecnici nello Stadium.
Rimangono i messaggi di speranza prima di una gara, di
lotta durante e di gioia poi.
Nulla di quanto è stato potrà essere cancellato. Nessuno
c'è lo porterà via quindi, perché rinnegarlo?
A chi mi dice che lo volesse "alla Ferguson" e
più "juventino", chiedo : è più fedele ai colori uno che non si sente
più convinto e pensa che restando possa fare il male della società e dei
tifosi, o uno che si arrocca del diritto di quanto vinto, per bivaccare da
perdente "a nostre spese"?
È più "juventino" uno che lascia quando è
convinto di non potere fare meglio ed impazzisce all'idea di non poter vincere
ancora, o uno per cui arrivare secondo terzo o quarto é uguale?
Questione di punti di vista, certo. Io preferisco un
Antonio così come è, da tutto o niente, estremo e folle nel suo vivere il
calcio.
Lo trovo più vero e coerente anche se, ora, doloroso.
Mi permetto solo di sottolineare 3 cose evitabili che non
intaccheranno mai quanto scritto sopra :
la prima è di natura tecnica e riguarda (ancora più del
modulo) questo voler far giocare i titolari sempre in campionato e le seconde
linee in Coppa Italia o Europa League rischiando (come è accaduto) di perdere
quando potevi vincere bene.
La seconda è il modo in cui ci siamo lasciati. Una storia
bella come la nostra poteva avere medesimo ed inevitabile epilogo, ma un modo
diverso per concepirlo e dichiararlo : io ho rischiato lo svenimento ed un coma
etilico a seguire per ripigliarmi! Se a maggio lui e società avevano già
appurato che non vi fossero le condizioni per proseguire, perché non
interrompere a maggio, magari con una conferenza “a braccetto” tra le parti,
invece che farci cullare un’estate intera con l’illusione di un quarto anno
sugli scudi, e mille incognite successive?
La terza riguarda le dichiarazioni da neo CT azzurro :
questo dire "in testa e nel cuore
ora ho soltanto l'azzurro, la Juve è il passato" e "degli scudetti della Juve mi interessano
solo quelli vinti da me come giocatore e allenatore" francamente le ho
trovate fuori evitabili. Per ingraziarsi la metà dell'Italia non bianconera
(che tanto già sapeva che Conte è il numero 1 e lo avrebbe desiderato sulla
propria panchina comunque) ha cercato di sbiancare un "DNA gobbo" che
è più forte di lui.
E francamente non ci crede nessuno. Più che trovare
adesioni verso i "detrattori" questo sbilenco tentativo rischiava di
farsi detestare da chi lo avrebbe difeso ovunque e sempre.
Perché se la Juve è tornata la Juve lo deve a Conte, ma
se Conte è potuto diventare Conte, da giocatore e allenatore, lo dovrà sempre
alla Juve.
E’ un legame reciproco indissolubile. E lui, questo, non
può negarlo o rinnegarlo.
Bastava dicesse “tutti sanno cosa ha rappresentato e
sempre rappresenterà per me la Juventus, per la mia vita umana e professionale,
ma ora, anche grazie a quella società, sono dove ogni allenatore sogna di
arrivare. Lo considero un “premio” alla mia carriera ed un ulteriore passo in
avanti ricco di incognite e nuovi stimoli”.
Così non avrebbe avuto mancanze di alcun tipo.
Detto ciò, finezze a parte, lui resta immenso e immenso
deve essere l'orgoglio di noi juventini nel vedere l’ennesima eccellenza
bianconera, per giunta italiana, trovare consacrazione azzurra, guidare il
nostro paese calcisticamente parlando.
Questo è un ulteriore prova di forza bianconera sul resto
d’Italia ed un ulteriore smacco verso avversari che parlano tanto ma “quagliano
poco”…..
Tornando alle convocazioni, anche in questo Antonio a mio
avviso ha agito da uomo vero alla ricerca di uomini veri.
I maliziosi potrebbero dire “ma che stronzo..chiama
Quagliarella, Giovinco e Ogbonna ora dopo averli fatti marcire in panchina alla
Juve??” ed invece è successo proprio l’opposto : queste convocazioni sono un
premio agli uomini ed ai professionisti che lui ha gestito e cercato di
motivare nonostante spesso abbia preferito altri negli 11 titolari.
E’ stato un modo per ringraziarli del loro essersi sempre
impegnati da professionisti, senza fare una polemica e giocando come fossero
titolari anche per pochi istanti a partita in corso.
Il progetto che gli lascia l’Italia è irrinunciabile per
chi come lui ama le sfide ambiziose ed impossibili : rifondare tutto il calcio
italiano a partire dalle giovanili sotto il suo controllo e fare ripartire
l’Italia “dei grandi” attualmente a disposizione.
Credo questo poi possa fare tanto anche il bene dei
giovani azzurri della cantera juventina che lui potrà suggerire a Marotta e che
chiederà alla Juve di fare giocare.
Un solo GRAZIE, ma ENORME, a lui ed un in bocca al lupo
per la sua e quindi nostra, avventura azzurra.
Per la Juventus ora inizia una nuova era.
Un cambio improvviso che ci porta Massimiliano Allegri.
Contestato al limite dell’indifferenza per i passati rossoneri, giunge colui che fino a poco prima dell'annuncio, era un
possibile candidato alla panchina azzurra. Un allenatore di cui Galliani parla
stra bene e che ha personalmente candidato ad Agnelli in nome dell’amicizia tra i club, in nome dell'amicizia tra lAD del Milan e il tecnico toscano ed forse in nome al senso di colpa per come Allegri nel finale è stato trattato dal Milan stesso portandolo a litigare con mezzo mondo rossonero.
Un allenatore che dopo una gavetta suggellata dall’ottimo
e vincente calcio sulla panchina del promosso Cagliari, lo portano ad allenare
il Milan vincendo al primo tentativo.
Certo, la squadra allenata (ed i modesti avversari incontrati) erano di tutto
rispetto, ma ha splendidamente gestito un ambiente non facile e fatto centro al primo colpo.
Gli hanno poi smantellato la squadra (Galliani) per
motivi di budget con un Presidente (Berlusconi) che ha sempre la pretesa di
fare l’allenatore e scegliere giocatori e moduli.
In tutto questo si è comportato da signore ben figurando
sempre in Champions ed arrivando in 4 anni, una volta primo, poi secondo, terzo
ed infine quarto facendo i miracoli con l’ambiente difficile in cui si veniva a
trovare.
Giunge alla Juve come unico allenatore che in serie A ha vinto uno scudetto.
Per lui gli stimoli per provare a rivincere subito, confermando il suo valore, dimostrando di non essere un “Ranieri” come tanti cercando di togliersi l’etichetta di "vincitore al Milan solo grazie ad Ibraimovic".
Per lui gli stimoli per provare a rivincere subito, confermando il suo valore, dimostrando di non essere un “Ranieri” come tanti cercando di togliersi l’etichetta di "vincitore al Milan solo grazie ad Ibraimovic".
Mi pare già della prime uscite si sia calato nella sua
nuova realtà con la sua personalità ed il suo stile senza (giustamente), voler
simulare, scimmiottare, il predecessore.
Detto tra noi se un momento di cambiamento ci doveva essere, questo è l’anno giusto.
Tre anni di Conte non si dimenticano ma prima o poi delle
scorie mentali te le lasciano.
Ed ora che i ragazzi campioni lo sono diventati, credo anche inconsciamente possano necessitare di un “trattamento” ed un “approccio” al lavoro diverso.
Non meno duro o efficace, diverso. Punto.
Ed ora che i ragazzi campioni lo sono diventati, credo anche inconsciamente possano necessitare di un “trattamento” ed un “approccio” al lavoro diverso.
Non meno duro o efficace, diverso. Punto.
I cambiamenti fanno sempre bene alla nostra vita. Perché il
muscolo è pigro come noi : dopo un po’ che fa gli stessi movimenti, se li
ricorda e “ci si abitua”, non reagendo più con gli stessi risultati di prima.
La testa fa uguale : abitudine = noia = appiattimento : bisogna sempre tenerla
attiva per evitare di fossilizzarla.
Allegri dunque cambierà.
Primo perché non è Conte e non lo vuole essere.
Secondo perché punterà sulla voglia dei suoi ragazzi di
mostrare di non essere “Conte dipendenti” e di essere consapevoli della propria
forza acquisita puntando a nuovi traguardi.
Gestisce un gruppo forte ed a mio avviso migliorato nelle
alternative in campo.
Quando Allegri dice che “cercherà di fare meglio” lo hanno preso per “eccessivo” e forse un
filo “arrogante” ma credo non intendesse assolutamente migliorare “record o
vittorie” ma intendesse dire che con la rosa a disposizione “si possono migliorare alcuni aspetti tecnici
e tattici”, ci sono margini di miglioramento anche nel gioco e nella
manovra.
Da quanto dichiarato penso infatti il suo calcio sia sensibilmente
diverso da quello “Contiano”.
Meno basato sul possesso palla estremo, passaggi orizzontali e pressing a tavoletta per 110 minuti, bensì sviluppi un calcio con un palleggio di qualità ma in grado di regolare il ritmo e l’intensità a seconda della gara e del momento della medesima.
Meno basato sul possesso palla estremo, passaggi orizzontali e pressing a tavoletta per 110 minuti, bensì sviluppi un calcio con un palleggio di qualità ma in grado di regolare il ritmo e l’intensità a seconda della gara e del momento della medesima.
Un calcio che viva meno del nevrotico ed ossessivo “attacco
in massa” ma sappia vivere di accelerazioni nei momenti decisivi della partita e di quelle rapide verticalizzazioni che troppo spesso ci sono mancate.
Un calcio che passi molto dalle fasce e dall’allargare il
gioco senza imbucanarsi di forza per vie centrali.
Questi accorgimenti importanti e tali mutazioni potranno,
con un po’ di tempo e gli uomini giusti nella condizione giusta, rivelarsi anche attraverso un cambio
di modulo.
La Juve di Allegri ovviamente non si potrà vedere di punto
in bianco.
Inoltre penso che ancora più di Conte, questa società
calzi a pennello sul tecnico toscano.
Mi spiego : Conte è uno non troppo incline ai compromessi
estremi. E’ uno che porta risultati ma chiede precise garanzie che aumentano
proporzionalmente alle sue vittorie. Ed è giusto così, sia chiaro. A lui chiedi di essere questo. Ed è perfetto per una "rifondazione".
Allegri in questo è molto più “aziendalista”, ovvero le
sue richieste vanno sempre di pari passo con le possibilità della società e non si "scorda mai" di fare l’allenatore, di essere "dipendente" e non datore di lavoro, di non poter dettare le condizioni (come troppo spesso il leccese pretende) ma di mediare tra richieste e realismo. In pratica sa che alla fine lui allena e cerca il massimo con ciò che ha
senza poi inveire o rimpiangere uno o l’altro, questo o quello, la cessioni di questo ed il mancato arrivo di quell'altro.
Di contro la Juve è società ambiziosa che non penso abbia
intenzione di “perdere” dopo Conte. Anzi. Quindi penso fornirà al suo
allenatore buon (se non ottimo) materiale con cui lavorare.
Ed alla Juve soprattutto si rispettano i ruoli. Ad ogni
dimensione viene dato il giusto onere ed onore : non c’è il presidente che vuol
far l’allenatore, l’amministratore delegato che ti vende il campione su cui hai
messo il veto, ecc. : ad ognuno il suo ruolo, c’è collaborazione, interazione
ma rispetto del diverso preciso ruolo e mansione.
Insomma credo Allegri sia capitato alla Juve nel momento
giusto. Per la Juve e per lui.
Lui sarà responsabile di quanto accadrà in campo e non nel mercato e nelle tasche della Juve. E sul "campo” invece le idee sono chiare e precise. Però ci vorrà un pò di pazienza. Sarà necessario un graduale e costante lavoro quotidiano per vedere la nuova Juve mostrare appieno le sue qualità.
Chiudo ricordando a tutti di essere principalmente un tifoso.
E fino a quando potrò tifare non contesterò nessuno e non
avrò pregiudizi : non dirò ora “Max ti amo” ma nemmeno lo fischierò per partito
preso perchè anni fa difendeva il suo operato in rossonero anche attraverso qualche scontro dialettico con il neo CT della nazionale.
Il suo modo di porsi (che per ora mi pare intelligente),
il modo di giocare ed i risultati parleranno per lui e scriveranno la sua
storia in bianconero, bianca o nera che sia…
..e la sia storia la sarà LA NOSTRA STORIA.
Per questo, fino alla fine…FORZA JUVENTUS!!!
..e la sia storia la sarà LA NOSTRA STORIA.
Per questo, fino alla fine…FORZA JUVENTUS!!!
Commenti
Posta un commento