Non è ancora finita ma sicuramente questa esperienza mi ha insegnato e segnato tanto.
Stavo entrando in un loop senza fine in cui la mia unica fonte di pressione e frustrazione era paradossalmente l'unica cui non ho mai permesso di entrare nella mia vita "vera" : il lavoro. Stavo quindi male per una cosa che non mi appartiene mai mi è appartenuta ed a quanto pare, non mi deve appartenere a certi livelli.
Non riuscivo più a vedere il bello di tutto ciò che c'era fuori azzerando quasi totalmente il "fuori" che invece ha sempre condito e dato luce alla mia vita vera. Parlo degli amici che sono sempre stati la colonna sonora del mio cuore, recentemente trascurati "dal lavoro", parlo della famiglia di provenienza come la mia stretta fatta di Barbara e Rebecca. Stavo finendo per perdermi tutto. La vita stessa. E per cosa? Per una situazione che non è mai stata e mai sarà per me un motivo di gioia in cui identificarsi?
Un paradosso. Ho sbagliato io a porre le condizioni in questo ultimo anno affinché questo paradosso mi togliesse energia ed entusiasmo per ciò in cui l'ho sempre messo (vedi sopra più attività sportive e ludico ricreative). Ed ho probabilmente prestato il fianco ad una patologia, la pancreatite, che non è strettamente una patologia nervosa legata allo stress ma essendo noi macchine in cui tutto è collegato e mai nulla avviene per caso, ho creato le condizioni ideali, il terreno più fertile affinché avvenisse quanto avvenuto.
Ho capito che la formula vincente per me resta quella da me sempre adottata : lavoro da cartellino e testa cuore e gambe alla vita fuori perché quella, davvero, oltre a non avere prezzo, non te la ridà nessuno....
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