Back to the future (dove eravamo rimasti?)

Cara Alpi di Siusi, rieccoci qua.
In un post che ho rischiato di non poter più scrivere, in un anno in cui fare la conta di chi ci ha lasciato pare un'assurdità (cito il mio Nonno Primo, Dado, cito Renzo, cito Erika andando per ordine delle parentele e amicizie strette omettendo pronti ed amici degli amici conosciuti...) dal tanto che è realistica quanto complessa e lunga, io che senza tanti giri di parole potevo essere il primo (cronologicamente parlando) della lista, ho dato un calcio a questa annata per certi versi orribile, tornando sul luogo del relitto.
Si, perché mancò tanto così perché divenissi un vero relitto proprio qui. E proprio da qui ho deciso di ripartire. No, non è un guanto di sfida.
Con la vita non c'è un cazzo da sfidare a mio avviso perché vince sempre lei su di noi nel bene o nel male.

Per me è stato un anno complicatissimo.
Trovo assurdo come la medicina convenzionale non voglia palesare o riconoscere un nesso evidentemente tra malessere fisico conseguenza di un malessere emotivo. Basti leggere le poche righe scritte da un noto autore, per accettare il fatto che dietro ogni spiegazione medica di causa ed effetto, vi sia un'origine da noi creata con le nostre reazioni psicosomatiche.
L'addio professionale di Gian Luca per me fu causa di un malessere dolore e ingiustizia vissute da me come qualcosa di troppo grande e violento cui far fronte. I buddisti direbbero "una sfida difficile per farci crescere". Anche io lo penso, così come credo quasi mai nulla avvenga per caso (tornando al discorso pancreatite) anche se la medicina non lo confermerà mai.
Poi ci sono state una serie di tragedie come quelle citate sopra cui si aggiunge l'Isis a smantellare anche nella piccola quotidianità, quella serenità che le buone abitudini per quanto noiose ci danno.
A fronte di un anno simile ecco.... Mi sarei voluto annoiare molto di più.....





























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