Ancora una volta.
Mi ritrovo ancora una volta a commentare una delusione azzurra, ancora una volta mi ritrovo a commentare un lavoro straordinario di una persona, un uomo di sport straordinario.
Antonio Conte.
Lo dicevo, lo dico, lo dirò sempre : questo è un fenomeno.
Prima di quanto scriverò, rivediamo i momenti più belli del nostro purtroppo breve europeo :
Ora tutti gli italiani si lavano la bocca di elogi per lui quando noi juventini, baresi, sienesi, abbiamo già goduto in precedenza del suo valore e del suo lavoro.
Ovviamente prima quando era juventino era "l'antipatico" per gli altri, ora lo rimpiangono già tutti. Bella forza. Ma questa è un'altra storia.
Qui voglio ancora raccontare quella di Antonio perché se era impossibile, con questo europeo l'ho ritrovato e riscoperto ancora di più, apprezzato ed adorato ancora di più.
È stato facile anche fraintenderlo in passato perché la sua persona è complessa e complicata, non sempre di facile lettura.
Una forza, un carisma ed un'aggressività a volte di difficile interpretazione.
Ma lui oggi ha riportato una dignità a tutto il popolo italiano che va oltre l'evento sportivo.
Ha riportato un senso di unità e di gruppo che va oltre lo sport ma grazie allo sport ha parlato alla parte sociale, politica, umana del popolo italiano.
Un popolo che ha un bisogno disperato di ritrovare questi valori, che ha un bisogno disperato di un vero leader da seguire e nel quale riconoscersi, di uno cui fidarsi ed affidarsi, lasciarsi guidare proprio perché c'è stima e riconoscenza del valore stesso del suo lavoro.
Un mister che grazie al senso di gruppo che l'arte dal magazziniere e giunge all'ultimo dei tifosi passando per federazione e giocatori, come nessun altro parla al cuore ed allo stomaco della gente con la franchezza che gli appartiene ed unisce, non divide.
Lo fa mettendo sudore sacrificio sogni ed idee nel trasformare in possibile ciò che pare impossibile.
A me lui è quello che nel mio piccolo, manca al lavoro.
Quando penso a Conte, mi sento come un suo giocatore che per lui darei tutto.
Perché sa e ti guida in un progetto tecnico sportivo ed umano di crescita che maturi da solo, ma grazie al suo lavoro.
Per questo alla fine non puoi che esserne grato ed a lui riconoscente.
Ecco, io il mio Conte l'ho avuto, anche più di uno, e per loro avrei dato tutto.
L'immagine del gruppo di ragazzi che prima dei rigori si accorgono che nel loro abbraccio collettivo manca una unità, forse il cuoco per dire, e tutti e trenta lo vanno a prendere, è qualcosa che definire coinvolgente è riduttivo.
Il senso del gruppo e del collettivo che sa dare un leader carismatico come lui, non lo sa dare nessuno. Questo europeo hanno visto tutti nel mondo, chi è Antonio Conte.
A livello umano le lacrime di due campioni del mondo come Buffon e Barzagli, le loro dichiarazioni, dicono tutto.
Disperati.
Sia perché ci sono occasioni che non tornarono più ma soprattutto perché sanno che quella strada da Conte segnata, ancora una volta un'autostrada come quella che lui ha lasciato alla Juve, la dovranno ancora una volta percorrere senza di lui.
E sarà un peccato, se non qualcosa di impossibile.
Da un punto di vista umano non ci sono parole.
Ho già scritto tanto : è uno che riporta unità, orgoglio, dignità, entusiasmo, compattezza grazie ai valori sportivi che ha portato sul campo prima da calciatore poi da allenatore.
Che la sua storia sia intrinseca di juventinità, non è un caso ma non è questa la sede della discussione. In linea generale lui esalta l'uomo ben prima del talento.
A lui uno come Ronaldo farebbe cagare rispetto ad un Giaccherini.
Ma attenzione, non ha l'arroganza di credersi superiore ai suoi giocatori (come Sacchi per intenderci), ma semplicemente tra un talento indiscutibile ma di discutibile approccio alla squadra ed un talento meno limpido ma un uomo di tempra mastodontica, di cuore, grinta, carattere, e soprattutto generosità, lui sceglie quel tipo di giocatore, ripeto, fosse anche più scarso.
La "disponibilità" ha "darsi" alla causa, resta il valore più alto per la scelta degli uomini che allenerà.
A livello tecnico lui a mio avviso è un nuovo inventore di calcio.
Dopo Sacchi (ai tempi nuovo in Italia ma copione dall'estero), Lippi, Guardiola e altri tecnici "innovatori" della storia del calcio, oggi a mio avviso lui porta davvero una concezione nuova di calcio.
Ma non solo perché è un misto dei migliori citati ed interpretato a suo modo, ma perché parte da presupposti unici seppur all'apparenza semplici.
Il presupposto basilare è il raggiungimento della vittoria.
Per fare ciò le probabilità che si arrivi ad essa su alzano notevolmente attraverso due fattori : più hai la palla, meno l'hanno i tuoi avversari riducendo i rischi a te ed aumentando i pericoli per l'avversario. Per fare ciò però non puoi passare tempo palla al piede a caso o in modo sterile, ma devono esserci requisiti di trame offensive e difensive, pressing, organizzazioni tali da essere il più efficaci possibili. Di conseguenza ancora, se giochi organizzato e con consapevolezza di ciò che fai, solitamente giochi in bel calcio. Ma ancora una volta non è il bel calcio fine a se stesso (vedi Sacchi e Guardiola) l'obiettivo da raggiungere quanto quello migliore più efficace è possibile che i tuoi giocatori possano offrire. Per intenderci se hai 11 Messi, il tuo gioco sarà più spettacolare, se hai 11 Nevded, più concreto, ma l'obiettivo dovrà sempre essere quello di tornare il calcio più efficace si giocatori a disposizione. Per essere così efficaci lo si fa attraverso due principi chiave : trovare il modo (modulo) migliore per esaltare le caratteristiche dei giocatori a disposizione, conoscenza dell'avversario. Quello che i totalizzanti o estremisti del calcio (Sacchi, Zaman, Guardiola, Trapattoni ) sembrano non capire, è che le fasi nel calcio sono fondamentali tutte : sia quella difensiva che quella offensiva. Non puoi pensare di essere efficace nel fare gol, tipo Zeman, ma essere una chiavica in difesa così come, alla Trap, non puoi pensare di giocare sempre speculando sull'avversario, far giocare sempre il tuo nemico lasciandogli l'iniziativa, e sparare la palla là davanti a caso sperando nella giocata del singolo. Il talento va esaltato attraverso il lavoro ed i movimenti corali studiati sino allo svenimento in allentamento (per farlo a memoria in partita limitando rischi ed improvvisazioni) e non sarà il modulo a cambiare in base all'avversario bensì i movimenti, le consegne, le marcature ed il tipo di gara che come un abile scacchiere sarà necessario preparare. Il 3-5-2 Contiano può risultante più offensivo di tanti 4-3-3 se lo applichi in un certo modo. Ed il fato di giocare con 3 centrali dietro è perché son così forti che non puoi lasciarne in panchina uno dei tre ed allora studi un modo per farli giocare tutti e tre. Questa è la flessibilità ed il pragmatismo di cui parlavo e di cui un esaltato schematico del 4-4-2 come Sacchi, non capita mai. Così come non capirà mai che non puoi giocare tutte le partite uguali contro avversari totalmente diversi e che il modo di fare male ad uno sarà per forza diverso da urlo che userai per fare male ad un altro. È come dire che per quanto bella la tua tuta nuova non può andare bene se sta sera si deve andare ad una cena di gala, così come il tacco dodici e lo spacco, sono poco indicati se devi andare in officina a smontare un paracarro. Questa è la vera umiltà. Conoscere l'avversario ed impostare la partita su questa conoscenza, è la vera risorsa. Pensare di poterlo dominare per 90 minuti e darlo sempre allo stesso modo con 200 avversari diversi affrontandoli tutti allo stesso modo perché convinti del proprio canovaccio, è a mio avviso da stupidi arringati. Bisogna sapere quando è il caso di fare tiki taka ma anche quando è il caso di puntare sulle ripartenze, bisogna sapere bene quando è il caso di fare pressing e quando è meglio lasciare l'iniziativa agli avversari. Nel calcio di Conte c'è tutto questo. C'è tecnica tattica strategia voglia conoscenza entusiasmo passione ed in questo l'umiltà la fa da padrona sempre. Se poi a tutto questo si aggiunge un pizzico di talento (tanto assente in questa Italia) ed un briciolo di fortuna (girone e tabellone assurdi in questa competizione), il mix diventa davvero esplosivo ed ogni sogno si può avverare.
Altra cosa stupendamente "AGGHIAGGIANDE", è stata la sportività non solo quando si è vinto, ma anche e soprattutto quando si è perso contro l'avversario più forte che ha cambiato modo di giocare per affrontarci (indice di quanto ci temessero): Conte non si è appellato un secondo contro sfortuna, arbitro, infortuni, assenti, provocazioni dell'avversario, decisioni arbitrarie o altre minkiate tipiche di chi in italia perde bensì ha detto : "l'obiettivo era arrivare fino in fondo ma soprattutto al di là di cosa possa succedere è OBBLIGATORIO non avere rimpianti" sull'impegno e altri atteggiamenti da evitare. Tutto questo è accaduto. Dispiace uscire, da morire a tutti ma anche nella sconfitta è emerso tutto il valore del lavoro di Antonio Conte e di come a livello tecnico ed umano questo abbia lasciato un solco, un'autostrada che, speriamo, altri potranno proseguire. Anche in questo è totalmente diverso da altri grandissimi pragmatici del calcio quali Mourigno e Capello : loro vanno via quando non c'è più nulla da spolpare, quando hanno spremuto fino all'ultima goccia squadra e società. Antonio lascia una traccia indelebile su cui proseguire un cammino vincente e di crescita. Prende un campo da arare e lascia piante, alberi ben avviati.insegna calcio e i giocatori che passano alle sue cure migliorarono di un valore esponenziale infinito.
Tanto che lo ringraziano costantemente (vedi Bonucci). #senzadite nonandremolontanoantoniocontenostrocapitano



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