Si scrivere mi scarica.
E devo farlo.
Stanno tirando troppo la corda a lavorare.
Una disponibilità alle urgenze ed alle disorganizzazione altrui che ha oltrepassato il limite.
Tutti sempre, perennemente, agitati e mai un grazie, un bravo, un riconoscimento al lavoro per tutto l'impegno che io ed i collaboratori mettiamo ogni giorno.
E poi ormai siamo totalmente una copisteria, un service, un ristorante in cui uno chiama e chiede "una quattro stagioni a testa per sta sera...e ah sì dimenticavo siamo in cento ed arriviamo tra 10 minuti"...
....e se ti va bene, ne esci intatto, se ti va male paghi un dazio abnorme senza nessuno si ricordi del mazzo che ti sei fatto precedentemente e del mezzo miracolo compiuto.
E' tutto dovuto, nessuno ha la percezione del nostro valore tantomeno un capo totalmente impalpabile ed assente, avulso da ogni parvenza di praticità e spessore.
Non c'è bellezza, valore, gusto in nulla di tutto quello in cui siamo ora professionalmente.
Il taglio che ha preso ora questo ufficio e questo lavoro è semplicemente penoso.
Io ho sempre lavorato per 3 motivi.
Il primo è l'obbligo, la necessità di doverlo fare. Non mi è mai piaciuto farlo, non mi è mai piaciuto dover rendere conto ad altri, a colleghi insopportabili, schizzati, alzarmi ad orari improbabili per fare km incalcolabili costretto a stare lontano da casa e da ciò che amo per troppe ore.
Quindi il primo motivo principalmente è l'obbligo relativo alla busta paga di fine mese. Inutile girarvi attorno.
Il secondo motivo che dovrebbe spingere la coercizione settimanale è la passione per ciò che si fa : anche in questo caso faccio cose lontano un miglio dalle mie passioni. Se con esse si intende qualcosa legato alla scrittura, alla musica, allo sport, alla salute ed alla Juventus, allora sì, la passione è un'altra cosa. Quindi torno al primo punto : faccio ciò che faccio per pura necessità.
Terzo motivo : lavorare per qualcuno in cui credi. Lavorare per qualcuno che stimo, che può insegnarmi cose, che mi sa tutelare quando serve, che mi sappia coinvolgere e stimolare, che mi faccia alzare al mattino con l'idea che "per lui vale la pena farlo", è stato e resta uno dei motivi trainanti in grado di lenire la sofferenza causata dai due punti di cui sopra.
Qualcuno che sappia cosa sto facendo e come che possa lui steso dirmi "grazie per ciò che sei e per come lo stai portando avanti".
Questo motivo per quanto mi riguarda a livello personale è stato il punto centrale, quello per cui ho ed avrei scavalcato i due di cui sopra. E fino al 2015 era così.
Ma ora manca totalmente il "flag" su questa terza casella.
Abbandonati a noi stessi, nessuno sa quello che facciamo, quanto ne facciamo e come.
Nessuno lo sa e nessuno ce lo riconosce e riconoscerà a livello professionale economico ma soprattutto personale. Qua tutti chiedono, chiedono, chiedono sempre e solo.
Perchè è vero che siamo tutti attaccati ai soldi, come zanzare al sangue, ma a mio avviso (e lo dico da dipendente) c'è e ci deve essere altro. Ci deve essere qualcosa che dia un senso al tuo percorso. Ci deve essere quel minimo di gratitudine che non sia visibile necessariamente in busta paga. Altrimenti se col fine si giustificano tutti i mezzi allora perchè non andare in giro a fare pom@e o a rubare. Non posso realmente pensare che tutto questo sbattimento e malessere si riduca in un nulla di tangibile, che non porti ad una valorizzazione del proprio percorso. Perchè c'è un'etica personale e del lavoro e con essa intendo dei valori e dei sentimenti che puntualmente qui in I** vengono completamente calpestati.
Allo stato attuale, a mio avviso, la I** è un colosso dai piedi di cristallo. Ha la fortuna di vendere ma non certo grazie alla propria impronta ed organizzazione.
Io noto qui tutti gli svantaggi del lavorare nel piccolo, gli stress, la disorganizzazione, la totale mancanza di programmazione organizzazione, mission a medio e lungo termine, unita agli svantaggi dell'essere una goccia in mezzo al mare tipico di chi lavora in un posto troppo grande, dispersivo, scollegato in cui ognuno guarda nel proprio orticello e basta.
Per non parlare poi dell'aspetto umano che appunto, in realtà piccole e difficoltose almeno solitamente emerge : qui i più simpatici sono un'insieme di teste di ca@*o, di gente che ti pugnala alle spalle, di gente che ti tende una mano per poi stritolartela quando il gioco si fa appena più duro (come scrivere mail in risposta alle mie mettendo in copia tutti i responsabili del mondo - a casa mia questo si chiama tradimento o bastardata bella e buona - ), di gente che ti appare come amica poi se serve ti butta dalla torre in men che non si dica, alla faccia della parola "Amicizia" (e lo fa magari per una manciata di euro in più a fine mese) ed alla faccia della parola "correttezza". Qua è un insieme di paraculi che rendono a mio avviso tutto tremendamente nero, marcio, sporco, dal cattivo odore e sapore.
Lo dico dall'estate 2015, ne ero convinto e lo sono sempre più : questa avventura è finita un anno fa. Ora è solo tempo di zombie.



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