Felicità è

Salutare Rebbie la mattina a scuola e lasciarla solo dopo che lei mi ha dato un bacino sulle labbra come gli innamorati (che siamo), sentendosi dire quel “sta sera non fai tardi a lavorare, vero?” che detto da una figlia di quasi 4 anni ti strappa il cuore.
Felicità è ritrovare Linda in salute con le sue risate sganasciate, i suoi occhi che tornano a sorridere, la sua inimitabile dolcezza e l’entusiasmo di quando “sta bene”. Tornare a casa e vederla schizzare veloce “a quattro zampe”, verso me aggrappandosi ai pantaloni per salirmi in braccio, e sorridermi di gusto non ha prezzo. Più stai male e più cresci: stai quasi in piedi, ti alzi dici non solo “mamma” ma anche pappa, dada, nonna, il tutto ancora molto mescolato e incontrollato, ma c’è. Le premesse per “un altro grande salto” ci sono tutte.
Felicità è portare Rebbie a letto addormentata, attraversando la stanza pestando ogni forma di pupazzo più o meno sonoro come fosse il più dolce dei “campi minati”, dove l’unica mina che può esplodere è l’amore per voi.
Felicità è Rebecca, Linda, Mamma 

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