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Caro Gigi,
ho visto la tua intervista alle Iene.
Commosso tu, commuovi me.






Per dirti quanto “ti viva”, ti senta “uno di noi” almeno quanto “io sia con te” in tutto e per tutto, da sempre e per sempre, prima ancora di aver sentito una tua parola dall'intervista, sapevo che avresti detto esattamente ciò che hai detto.
Senza ripensamenti, senza esitazioni senza ritrattare. Così, con le palle.
Come hai sempre fatto, mettendoci la faccia.
Per difendere la TUA SQUADRA, LA TUA SIGNORA, I TUOI COMPAGNI e soprattutto noi, I TUOI TIFOSI. DA CAPITANO quale eri, sei e sempre sarai.

Io sono di parte, è vero, e sono ORGOGLIOSISSIMO perché trovo sia assurdo verti criticato.

In Italia si preferisce criticare un ragazzo simile, STIMATO ED APPREZZATO A LIVELLO MONDIALE, si tende a “travisarlo” ed additarlo per “frasi eccessive, senza senso, per taluni vergognose e fuori luogo”, piuttosto che cercare la verità nelle sue parole.

Credo che la gente, non l’arbitro, non abbia veramente capito niente di te. E non è la prima volta.
Chi ti critica evidentemente non può capire che chi era lì in quel momenti e contesto storico, si giocava ancora e PER L'ULTIMA VOLTA UN SOGNO. Un sogno che meritava divenire realtà per chi ha dato TUTTO PER LA MAGLIA AZZURRA E BIANCONERA, per chi si sente orgoglioso DI ESSERE ITALIANO in un paese in cui non lo è più nessuno e non ci aiuta tanto meno la classe politica ad essere.
Un ragazzo con le sPALLE talmente larghe e la convinzione forte delle sue idee che prima di Madrid non aveva avuto nemmeno paura di “bacchettare” un po’ i tifosi dicendo loro che c’era bisogno di tutto l'appoggio possibile lasciando le critiche, i mugugni, i fischi solo se alla fine della gara non sarebbe emersa una partita da Juventus. Perché a Madrid sei contro la squadra più forte del mondo e sarebbe stata una battaglia oltre l’impossibile. Bisogna stare vicini tutti dall’inizio alla fine.

Così è stato ed i 5000 juventini del Bernabeu (così come i 40.000 dello Stadium ieri domenica con la Doria) ti hanno letteralmente seguìto, hanno seguìto il loro capitano, riconosciuto come guida carismatica e totale, in simbiosi con la maglia che ha sempre indossato ed onorato con una coerenza, che forse, chi ti critica, non ha.

Perché a ste teste di "cippa" che oggi fanno le verginelle, i puritani, le pulci alle tue parole, dicendo che non è stato d’esempio l’altra sera per i più giovani dire certe cose, ecc., forse non ricordano che il ragazzo ALL’APICE DELLA SUA CARRIERA, fresco CAMPIONE DEL MONDO DI UN MONDIALE VISSUTO DA TOTALE PROTAGONISTA (e campione d’Italia con la Juve) ha rinunciato al Pallone D’Oro, ad una montagna di soldi, e a TUTTE LE CHAMPIONS CHE VOLEVA (visto che eri ad un passo da una delle squadre spagnole più forti del secolo), per cosa?

PER NAUFRAGARE IN SERIE B CON NOI.

Con la squadra con cui sentivi “DI AVERE UN DEBITO DI RICONOSCENZA INFINITO, perché bisognava dare un segnale alla gente e perché sportivamente parlando dopo tutto quello che è successo (Calciopoli), TORNARE A VINCERE CON QUESTA MAGLIA REGALEREBBE ALLE VITTORE UN SAPORE CHE NESSUN’ALTRA MAGLIA POTREBBE DARE”.

Tutte frasi che ho sentito direttamente da te e non mi servono tatuaggi per ricordarmele.
E non è forse un UOMO CON LA “U” MAIUSCOLA a dire cose simili?
Ma di cosa stiamo parlando?

Anche perché mi basta vedere come ti comporti in campo ogni volta ancora oggi a 40 anni, come scendi in campo, come vivi ogni gara come fosse l’ultima. Per difendere LA TUA JUVE, la NOSTRA JUVE.
La verità è che l’invidia è una brutta bestia, e che l’Italia è un paese oggi culturalmente pessimo da un punto di vista mediatico.
Un paese in cui la democrazia è confusa “con la libertà di ogni deficiente di sparare sciocchezze liberamente” facendo anti cultura e sminuendo quelli che sono i personaggi ed i meriti, invece degni di plauso, come te.
Come purtroppo spesso accade quando si vive la contemporaneità di un fenomeno (di qualunque natura o arte di tratti), non ci si rende conto DEL VALORE DI CIÒ CON CUI SI HA A CHE FARE, fino a che non lo perdi.

Quando nell’intervista alle Iene dici “che l’altra sera tutto il movimento nazionale italiano stava assistendo ad un miracolo sportivo che sarebbe entrato negli annali delle imprese leggendarie al di là di come poi sarebbe magari andata a finire la coppa (come sempre), ma vedere due squadre italiane in semifinale che battono le sue spagnole più forti di sempre e CHE I GIORNALISTI ED I NON SPORTIVI NON HANNO CAPITO IL SENSO E L’IMPORTANZA SPORTIVA DI CIÒ CHE STAVA ACCADENDO” hai totalmente centrato l'obiettivo, hai assolutamente ragione: l'italiano medio becero non ha capito un cazz@ di quello che la Juve stava facendo per l'Italia sportiva.
Ma questo è il nostro paese oggi.
Piuttosto che lasciare da parte quell’odio reciproco su territorio italiano e fare TUTTI il tifo per TUTTE le squadre italiane, no, è sempre meglio la Juve esca e perda a prescindere, perché “la Juve è il male”.

Io penso ci siano ormai delle sette integraliste che educhino i poveretti a pensare certe cose perché si è andati davvero oltre.
Un paese che NON CAPISCE quale fosse il significato delle tue parole l’altra sera, è un paese che non merita gente come te. E' brutto dirlo, pensarlo, ma è così.

Ancora una volta ti sei caricato la squadra ed i milioni di tifosi juventini sulle spalle (COME SOLO I LEADER SANNO FARE), e volevi semplicemente i DUE GIGANTI che sul ring si stavano affrontando, decretassero LORO chi dei due fosse il più forte.
Invece un giovane ed inesperto arbitro mandato e buttato lì nella mischia, si è trovato a prendere una decisione anche in linea col fallo MA ASSURDA ed evitabile in termini generali (mancavano 30 secondi......) e di fatto è stato come vedere salire su quel ring un terzo incomodo con una rivoltella in mano, decidere di decretare il vincitore sparando sull’altro.
Fine. Game Over. Una favola strappata dalle mani di un bambino, un regalo desiderato tolto violentemente davanti ai suoi occhi.

Come si faccia a NON CAPIRE la tua reazione, la gente proprio me lo deve spiegare.
Tutti Santi, tutti preti, tutte vergini......bravi, 👏 ...per loro forse è facile stare sul divano o andare al cinema il martedì o il mercoledì, loro che la UCL non sanno nemmeno più cosa sia, se non un motivo per tifarci contro.

Bè, facciano quello che vogliono, ma io credo che al di là dell’ESSERE IL PORTIERE PIÙ FORTE DEL MONDO E DI TUTTI I TEMPI ed oltre l’onore che ci hai fatto indossando quella maglia e quella fascia, NEL MODO in cui l’ha fatto lui, in cui l’ha vissuto lui ed I VALORI CHE HAI REALMENTE TRASMESSO per impegno, nelle tue scelte, nella tua fedeltà, nel rispetto per i compagni, la serietà lungo tutta la sua carriera, ti rendono GIÀ (e non da ora) UN’ICONA INARRIVABILE.

Ripeto: ORGOGLIOSO È POCO, direi “DEVOTO” totalmente al Buffonesimo, non mi sento per nulla pronto a dirti ADDIO.
Penso già con le lacrime a quel 20 maggio 2018. Alla giornata irreale, che non volevo accadesse, alla giornata che sarà.
Perché dopo Pavel, dopo Alex (dove per il "dopo" si intende solo un ordine "temporale" e non certo "sentimentale"), tu sei davvero l’ultima leggenda vivente di quel calcio, di quella e di questa Juve.
Un atleta ultrancentenario che ha attraversato davvero epoche calcistiche diverse, momenti di questo calcio totalmente diversi, da Baggio, Totti, Del Piero, a Messi e Ronaldo. Da un calcio in cui le italiane finivano più o meno agevolmente in finale di Champions alla decadenza del movimento italiano che lascia uno spiraglio solo a chi vive serate come quella dell'altra sera.

Fatico ad immaginare una Juve senza la tua presenza. Fatico ad immaginare ME (tifosissimo) senza TE.
Il tuo carisma, la tua forza, quell'esultare sempre con noi, la tua capacità di non essere mai banale di sdrammatizzare ma di saper sempre caricare compagni e tifosi verso un obiettivo sano e comune.

Io penso che mancherai da morire. A ME TANTISSIMO.
Ma credo davvero a tutto il calcio italiano.
Mi auguro la Juventus si inventi subito un ruolo per te, che so, “allenatore in seconda di Allegri”, perché per me dopo di te resterà più che un solco, UN VUOTO ESISTENZIALE che nel breve medio lungo termine non vedo potersi colmare da qualcosa o qualcuno.
Per questo in qualche modo "devi restare" con noi.
Non siamo ancora pronti Gigi.

Andrea












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