E’ un maggio strano. Anomalo.
Che, per il meteo almeno, ci ricorderemo a lungo (pioggia, freddo, neve, termo accesi).
Il meteo forse vuole indicarci qualcosa che uno può decidere di interpretare come meglio crede, vuole, può.
La Juventus vince con un’infinità di punti l’ottavo campionato di fila.
Un campionato dominato dall’inizio alla fine senza la minima esitazione, con un Ronaldo che si è confermato anche in Italia, bestia di rara se non unica qualità a tratti sovraumana: eletto come miglior giocatore della stagione e vincitore del titolo nazionale nel terzo campionato Europeo disputato dopo Manchester e Madrid.
In tutto questo ed al netto della SuperCoppa italiana portata a casa, la Juventus saluta, in una commossa e sentita conferenza, un Mister bravissimo e forse mai apprezzato ed amato quanto meritava: Massimiliano Allegri.
Non voglio dilungarmi troppo. Sono stati, come dice lui, “5 anni d’amore” e fosse stato per lui e per il legame creatosi col Presidente stesso, il rapporto sarebbe andato avanti.
Poi però ci sono elementi oggettivi. E la Juve lo sa. Con CR7 in squadra non hai vinto la Coppa Italia (uscito mal concio dal confronto con Gasperni) e sei uscito ai quarti da un gruppo di ragazzi giovanissimi che ti hanno sovrastato per almeno un tempo nella doppia sfida di coppa. Sovrastato fisicamente e mentalmente.
La Juve di inizio stagione purtroppo non si è ripetuta da gennaio in poi e la grande impresa contro l’Atletico, è stata vanificata al turno successivo, quello che paradossalmente pareva più agile.
La grandissima capacità del nostro Immenso Presidente è quella di capire prima che sia troppo tardi, quando è il momento di svoltare lasciando i protagonisti nel migliore dei modi, cioè da vincenti.
Accaduto con Del Piero, accaduto con Buffon lo scorso anno, accaduto quest’anno.
Emozioni enormi per una figura entrata nel mondo Juve non in punta di piedi ma addirittura bersagliato da uova e pomodori, oggi lascia da eroe, consapevoli tutti però che la storia soltanto oggi può finire nel modo migliore e col degno tributo.
Non ho mai amato eccessivamente il calcio eccessivamente pragmatico, spesso rinunciatario e speculativo del Mister ma ne ho apprezzato oltre misura l’ironia, la leggerezza con cui riusciva a riportare ogni discussione e gestiva l’ambiente. Ho ammirato la preparazione tattica e la gestione del gruppo.
Giunti alla conclusione di questo percorso, convintissimo e sostenitore del cambiamento, mi sono comunque commosso nel vedere quanto lui stesso avesse ancora tantissima voglia di restare con “noi”, mostrandosi molto più legato al mondo Juve di chi l’ha preceduto – ne parlo sotto –
E’ un maggio in cui saluta anche una colonna della difesa. Un ragazzo che ho amato fin dal suo acquisto. In quell’anno bastardo in cui la Juve pareva ancora barcollare nel buio, fu tra gli assoluti artefici della rinascita bianconera targata Conte. Professionista incredibile, leader silenzioso (come Pirlo) che nella splendida intervista di cui sotto spiega il suo percorso, la usa crescita, le tappe della sua “esplosione tardiva” grazie alla Juventus cui, sono certo, sarà eternamente grato.
Signori e Signori: Andrea Barzagli.
Link ad intervista Buffa e Stadium ultima giornata
E poi infine, la nota stonata di questa sinfonia in crescendo: Antonio Conte.
C’era UNA cosa che non doveva e poteva assolutamente fare. Senza se e senza ma. UNA. L’ha fatta. Ed ha deciso di farla prendendosi tutto il tempo che voleva. Certo la Juve poteva impedirlo ma lui ha avuto la coscenza di una mign*tta e gettato 16 anni di Juventinità nel cesso.
Bastavano pochi gesti, poche dichiarazioni, anzi UNA. Valeva il rispetto e la dignità di migliaia di tifosi.
Per se stesso, i suoi interessi, la sua accecante ambizione, si è messo davanti a tutto e tutti. Calpestando ricordi indelebili, esultanze, vittorie, emozioni, gioie e sconfitte.
In un certo senso mi ha fatto pentire di averlo amato, difeso e giustificato così tanto anche oltre il rispetto e l’amore che invece lo stesso Allegri ha dimostrato verso i nostri colori pur potendo gestire la sua professione solamente da mero professionista.
Antonio no. Antonio era altro. Antonio era il prescelto della dinastia. Era 16 anni di juventinità difesa a oltranza, di gioia e sofferenza ma sempre con la fascia al braccio ed al cuore. Lui era il 5 maggio.
Ed oggi sceglie di diventare la moglie che ti tradisce con la persona che si è sempre disprezzata.
E’ l’amico, il socio, che ti volta le spalle quando mai avresti pensato potesse farlo.
E’ chi si cancella i tatuaggi indelebili. E’ chi rinnega se stesso e la sua storia.
Lo avrei capito, giustificato e tifato alla Roma, al Milan, anche al Napoli. Ovunque. Ma non “lì”.
Un tifoso scrive "#Conte è stato per anni simbolo della Juventinità, per orgoglio e per passione, sia da calciatore, che da capitano e poi da allenatore.
Tra poco lo vedremo esultare con chi l’ha sempre schifato.
E no Antonio, c’è un limite a tutto, si chiama dignità, tu non ce l’hai."
Antonio Conte oggi è Anakin Skywalker che per la sua stessa smania passa al lato oscuro della forza, diventando il terrificante Darth Vader. E come per lui in Guerre Stellari, potremo fare soltanto una cosa: cercare di opporci nel modo adeguato e con tutte le forze.
E qualcosa mi dice, che se la Juve ha deciso di averlo “contro” e non “con”, ha già in pugno il prescelto per sconfiggere lui e dominare in Europa……
“Chi vivrà, vedrà”.
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