#WELCOMESARRI






Oggi, Giovedì 20 giugno 2019, comincia ufficialmente una nuova era per la Juventus: quella di Maurizio Sarri sulla nostra panchina.

Solitamente la Juventus alterna un anno con grandi sorprese con un altro di "passione" e, se vogliamo definirlo tale, "sofferenze".
Dopo i fasti di un anno fa con CR7, questa estate era prevista come la stagione "meno buona” e in sequenza il controverso addio di Allegri, il ritorno di Conte in Italia clamorosamente sponda Inter, accendevano nel popolo juventino quantomeno il desiderio di una risposta all'altezza di quelle bombe in grado di spazzare via ogni dubbio ricompattando ogni scettico: la suggestione Guardiola mi (ci) aveva galvanizzato non poco.
Ho pensato davvero che dopo Ronaldo nulla fosse impossibile e che il catalano sulla panchina ci avrebbe definitivamente portato sulla luna.
Da lì alla realtà Sarri ufficializzata all'improvviso di una domenica pomeriggio al mare, la botta l’ha fatta accusare, e non poco lo ammetto.
Guardiola è considerato uno dei 3 tecnici ad avere cambiato la storia del calcio mondiale: l’Ajax di Michels, il Milan di Sacchi e il Barcellona di Guardiola sono i 3 momenti considerati illuminanti per gli amanti di questo fantastico sport e questi allenatori sono divenuti celebri perché sono riusciti ad abbinare una precisa e rivoluzionaria concezione dello sport, ai risultati.
Pep a 48 anni ha un curriculum impressionante, ha creato praticamente il Tiki Taka gettando le basi non solo al Barcellona ultraplanetario di Messi ma alla nazionale Spagnola campione d'Europa e del Mondo.
Geniale come allenatore, fikissimo come uomo immagine, sembrava confermare l'enorme balzo in avanti fatto dalla Juve in questi anni. Ma così non è stato.

Dopo essersi fatti "la bocca buona" sulla base forse di tanta fantasia e notizie non confermabili, il ritorno alla realtà è stato inizialmente duro. Forse troppo. Perché poi si finisce per non essere nemmeno giusti, imparziali e coerenti.
Già perché se due, tre anni fa quando Higuain siglava il suo 36esimo gol in campionato in un Napoli che incantava e competeva con una Juventus di distanza siderale, mi avessero chiesto di fare un cambio Sarri/Allegri avrei firmato subito. Lo ammetto. Il cacio rinunciatario, tattico, di attesa ed attenzione del mister pentacampione non mi ha mai emozionato mostrando soprattutto negli ultimi due anni limiti enormi. E così soltanto la suggestione catalana forse ha tolto sapore a questo cambio epocale sulla nostra panchina.

Della conferenza di oggi colpiscono l’85% delle domande dei giornalisti che ti fanno capire il livello dei media italiani e delle informazioni che si ricercano oltre quelle che si vogliono dare. Ho trovato imbarazzante che in una situazione simile in cui la Juventus affrontava un cambio epocale sulla sua “testa” -perché dopo un allenatore TRADIZIONALE e tipicamente ITALIANISTA oltre che italiano CHE HA VINTO MOLTISSIMO, presentava un TECNICO agli antipodi, da un punto di vista filosofico quindi calcistico, da un punto di vista prettamente tecnico, relazionale (voi giocatori) e comunicativo- questi perdevano tempo a chiedergli scemenze su tuta o cravatta, su cosa ha detto prima e dirà ora che è alla Juve, suo dito medio, ecc. domande da bar o da incontro coi tifosi e non da giornalismo a mio avviso.

Alle restanti 25% di domande intelligenti, ho invece trovato le risposte che speravo:
“Parto dai giocatori che ho a disposizione per capire come giocare e non il contrario”
“Il mio percorso qui sarà efficace se il mio calcio darà alla Juve qualche punto in più e non in meno perché non allenerò me stesso”
“Parlerò coi singoli giocatori per conoscerci perché le imposizioni le ho abbandonate 30 anni fa”
“Integralista? Ho cambiato 3 moduli nell’arco della stessa annata ad Empoli, Napoli e Chelsea”
“Ogni società ed ogni squadra corrisponde ad un figlio diverso: il genitore è lo stesso ma sarebbe da folli comportarsi nello stesso modo con figli totalmente diversi applicando gli stessi metodi a persone diverse”
“l’obiettivo è esaltare i giocatori di maggior talento perché sono quelli che ci faranno fare la differenza”

Il resto è un teatrino di domande inutili cui Sarri ha risposto a modo corretto.
È palesemente un personaggio molto più a suo agio in campo che non verso il pubblico ma a noi questo deve interessare il giusto e se sarà trionfale la sua idea di calcio, per noi sarà il massimo.

Di certo da parte sua, a 60 anni ed una carriera di step e dura gavetta ha la grande occasione di poter stare non solo su una grandissima panchina ma che il suo calcio CONVINCE E VINCE, che il suo calcio sia "funzionalmente bello", che attraverso la sua idea di gioco arrivino i risultati.

DI contro la Juve ha avuto coraggio e ringrazierò sempre Agnelli per non aver cercato un tradizionale clone di Allegri (Inzaghi, Mijailovic, Mourigno, Capello, Trapattoni per fare esempi dello "stampo") ma ha OSATO e capito che se si vuole fare un passo in avanti bisogna, prendersi quella parte di rischio (che poi per me lo è poco perché l’Europa ci insegna quale debba essere il calcio oggi) necessaria per cambiare e non restare fossili piantati nello stesso punto e nelle stesse convinzioni.

Soltanto i risultati poi ci diranno se Sarri sarà stato per noi più un Maifredi o un Sacchi #finoallafine

LIB&W

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