#lontanimauniti

Un frullatore di emozioni, di dati, di statistiche, si notizie drammatiche e sconfortanti nella speranza di vedere una luce.

E’ una fase epocale e cruciale per il mondo e l’umanità.

Se ci sarà “una fine” (come speriamo), temo che a fare tesoro dell’esperienza saremo (soltanto) noi “piccoli” elementi del sistema, che pagheremo chi con la vita, chi con il lavoro, chi con una rivisitazione interiore (e pratica) della propria esistenza, le conseguenze devastanti di quanto stiamo vivendo.

Non ho purtroppo grande fiducia nel “macro”, negli organi “alti” che ci governano (pensare fosse “un affare cinese” è stato il primo unico enorme ed imperdonabile errore degli altri continenti mondiali. Così come a ruota i paesi europei che guardavano all’Italia come piccola realtà che aveva in casa una “sua faccenda”, noi gli “untori”, trovandosi poi poche settimane dopo più al collasso di noi e con meno “prontezza di riflessi”.
Tutto ciò fa capire che chi sta in alto oltre a indurmi a pensare manifestare deficitari “concetti morali”, abbiano pure dubbie capacità di buon senso, visione e conoscenza -a mio avviso- per poter aver sottovalutato una roba simile), però noi che lottiamo “nel e dal basso”, abbiamo anche una grande opportunità per rileggere e dettare forse un nuovo modo di intendere priorità ed essenzialità delle cose, del vivere in genere, dello stare assieme, del vivere le piccole cose come fossero grandi perché forse le uniche che contano veramente.

Questo virus mi ha fatto pensare tantissimo in questo periodo.
È un’esperienza di vita, per chi può viverla e di morte per chi non ce la fa e come tale è veramente una roba così grande da lasciarti per certi versi inerme.
Mai colto da psicosi ossessiva compulsiva ma sarei sciocco, forse folle se non dicessi che ho paura.
Per me il mio nucleo familiare e le nostre relative famiglie.
Conosco gente che sta vivendo in casa la situazione ed anche quando è “reversibile”, è una bestia incredibile per questo fino a che il male resta “non uscire di casa”, alla fine per quanto destabilizzante ed innaturale, è “roba da ridere”.

Francamente sono talmente concentrato sul presente che al futuro penserò appena mi sarà possibile farlo ed avere una vaga cognizione di quello che potrebbe essere.
Di certo se non sistemiamo bene il presente non ci sarà domani, quindi il mio unico obiettivo quotidiano è la tutela della salute di tutti i miei cari perché dallo “stare”, al “disastro” è un attimo.
Quando leggo una roba tipo “oggi stiamo migliorando, solo 800 morti rispetto ai 959 di ieri” capisci che la portata della cosa è fuori da ogni logica. Basterebbe UNA vita in meno per parlare di tragedia qua parliamo di strage umana come noccioline (10 mila morti possibile? Non ho aggiornamento sotto mano).

Francamente il dubbio di che sarà domani quando troppo è incerto oggi, ora proprio non mi viene.

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