"Less is more" è una forma invisibile di successo esistenziale.
"Less is more" è il guadagno che viene dall'alleggerimento.
"Less is more" è quel di più che viene dal meno.
"Less is more" è coerente con il principio per cui ciò che è pieno va svuotato e ciò che è vuoto va riempito.
"Less is more" è il percorso che porta all'essenza delle cose.
Semplici esperienze di "less is more" sono alla portata di tutti.
I primi più banali gradini sono i seguenti risultati e il senso di alleggerimento che ne traiamo:
meno cianfrusaglie nei cassetti; meno soprammobili sopra i mobili; meno quadri alle pareti;
meno polvere tutt'intorno;
meno grassi in ottime pietanze;
meno chili sulla nostra bilancia; meno scadenze nell'agenda;
meno pensieri per la testa;
meno rapporti formali;
meno spese di rappresentanza; meno visibilità;
meno telefono e meno televisione;
meno carte inutili;
meno vuoti a perdere...
Questo elenco non è esaustivo e non è nemmeno una formula universale. Infatti il meno è una qualità aggiuntiva solo in presenza di un troppo.
Ognuno di noi ha le sue aree sature da alleggerire e quelle vuote da riempire.
Ma l'idea che in ogni settore (economico, alimentare, sociale, estetico, botanico, sessuale, ecc.) l'accumulo porti all'arricchimento crescente, rende sfuggevole il concetto per cui, raggiunto il punto di saturazione, la via dell'arricchimento svolta verso lo sfoltimento.
“Less is more” vuol dire potare con sapienza ciò che va potato... per avere una meravigliosa fioritura.
Less is more è un movimento che va verso lo sfoltire, l'alleggerire.
Tante parole non servono più.
Leggere ed informarsi meno ma molto meglio. Evitare le sovraesposizioni mediatiche, l’abuso malsano dei social, dell’odio, della mancanza di un confronto sano e competente.
Questo 2020 oramai sull’uscio di casa, mi ha fatto pensare molto. Davvero tanto.
Al concetto di utile, di indispensabile, di inutile e di superfluo.
Mi ha stordito quando a febbraio ha presentato una bomba di portata mondiale che improvvisamente ha stravolto la vita di ognuno di noi.
Sono passato dall’aspettativa di concludere un corso di ritmica appena cominciato a febbraio all’alta probabilità di non riuscire nemmeno a riprenderlo a settembre . E poi la scuola: chi poteva immaginare una fine dell’anno a.....:febbraio? E poi i morti, la paura, la politica, i veri eroi che hanno combattuto questo dramma sul campo ogni singolo giorno rischiando la vita per noi.
Un incubo che ci ha illuso di poter essere giunto a conclusioneqieera estate e poi tutto è tornato peggio di prima perché addosso ognuno di noi aveva scorie di stanchezze arretrate ed il peso di tutti i mesi precedenti.
Questa storia mi ha insegnato veramente a “voler fare a meno di tante cose”, delle opinioni sballate, i “no vax” e i “no” su qualsiasi tema, i social, utili ma pericolosi e fuorvianti, i politici e la gente. Già. Tanta tanta tanta gente. Ho apprezzato ed apprezzo il desiderio di frequentare alcuni, pochi, sempre meno, non certo tutti. E non me ne vergogno.
È stato un anno anche di forti tensioni. Non si possono cancellare e dimenticare ance quando passa la pioggia e torna il sereno. C’è stata tanta pesantezza ed anche per questo “less is smore”, si vorrebbe cioè un 2021 decisamente con “meno carichi” e molta più serenità.
Il desiderio di normalità comanda e pervade la mia mente ogni giorno. Non doversi nascondere per fare una passeggiata, vergognare per abbracciare o voler abbracciare i propri amici e parenti, i propri genitori, preoccuparsi di portare un nipote dai nonni. Il terrore della DAD, di una febbre sospetta, si uno starnuto, di un metro in meno.
Quest’anno si vorrebbero molti “decreti in meno”, in cambio di molta più normalità.
Oggi prima da solo poi con la mia famiglia, le mie bimbe, uscire, respirare l’aria, vedere il sole e toccare l’erba appena tagliata per poche ore, è stato come vivere un attimo di normalità dove la normalità ancora non c’è.
Ed è stato bellissimo.
“Less is more” anche sulla bilancia: mangiare meno,, meglio e muoversi di più spero divengano presto filosofia di vita non solo mia. È ora. Il tempo è arrivato. Nessuno di noi si porterà nell’al di là uno zaino di robe inutili per questo impariamo a vivere delle cose essenziali. Anche a casa. Svuotiamo i cassetti e ordiniamo le poche cose che abbiano per viverle di più invece che riempirci di ciarpame che ammassato non sappiamo neanche di avere. È una concezione della vita vetusta quella della paura legata alla mancanza della terra sotto i piedi, di un piatto di pasta da mangiare, ecc.
A proposito di essenza oggi alla Rebbie ho chiesto cosa avrebbe voluto esprimere come desiderio per il nuovo anno e lei ha detto una cosa che mi stava facendo scoppiare in lacrime: “che tu e la mamma non vi lascaste mai. E che andasse via il Covid”. Concezione essenziale del necessario e della vita.
È stato un anno tosto e le bimbe lo sanno, lo vivono lo captano e lo sentono anche loro con tutte le limitazioni del caso attorno a loro.
Quest’anno ascolto volentieri i botti di fine anno e do un caloroso benvenuto ricco di speranza all’anno nuovo: benvenuto 2021 👏👏👏👏👏👏
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